Nome e Cognome: Arianna Chieli
Libro: Eleganza per Lei
Eta’: 37
In cosa sei attualmente impegnata: Sono inviata per la webTv di Corriere.it e collaboro con Corriere.it come giornalista di moda e costume. Sto scrivendo un nuovo libro.
Dove vivi: Milano
Sito personale/Myspace/Facebook: ariannachieli.com, lapprendista.it
Parlaci di te: quali sono le caratteristiche personali del tuo carattere, gli obiettivi che ti proponi di raggiungere in ambito lavorativo?
Sono una persona curiosa. E grata di vivere in quest’epoca tecnologica. Ho una formazione umanistica, liceo classico, lettere moderne e master in comunicazione, più svariati corsi di aggiornamento all’Ifg. Scrivo perchè mi piace, ma amo molto anche l’immediatezza e il ritmo della tv. La sintesi suprema offerta dalla web tv è senz’altro il mio registro migliore. Sono ottimista, nonostante viva in Italia e non pongo limiti al mio lavoro. Mi piace la moda e mi emoziona, ma per fortuna non è il mio solo interesse. Leggo di tutto e mi piace l’arte. Adoro le scarpe e i floreal designers. Sono concentrata sui giovani talenti dello stile, le nuove leve del Made in Italy e sto lavorando su progetti che cercano parole nuove per affrontare questo tema.
Com’è nata l’idea del libro?
L’idea del libro è nata dall’incontro con l’editore di Astraea Piero Severi ed è stata la naturale evoluzione del mio lavoro di giornalista. Una specie di concentrato di suggestioni e piccole competenze acquisite in anni di sfilate, backstage e incontri.
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Ho appena finito di leggere l’ultimo libro di Carlo Rossella, scritto con Fabiana Giacomotti. Si chiama La sciarpa a pois, ed è una piacevole guida al saper vivere con leggerezza e charme in tempi austeri. Se spesso ci troviamo nel dubbio su quale sia il modo migliore di comportarsi, presentarsi e vestirsi con stile, gli autori suggeriscono con sottile ironia come poterlo fare, a costo zero. Così come dribblare le insidie sul lavoro, trasformarsi nell’ospite ideale, viaggiare con eleganza e pochissimi mezzi, gestire con sapienza le relazioni personali. Una guida che si legge come un racconto, innanzitutto perchè sovente basta poco per capire che i tempi sono cambiati e che per viverli al meglio bisogna coglierne l’essenza: conversazioni più affettuose alla macchinetta del caffè, musei e città d’arte più affollati del solito, persino una sciarpa a pois che diventa oggetto di dibattito nazionale per via dell’apparenza troppo costosa. Opportunità unica per migliorare i rapporti di famiglia, d’amore, d’amicizia, di lavoro, lungo un nuovo alfabeto dei sentimenti vissuti e non rappresentati, ma anche scusa perfetta per evitare incombenze sgradite o appuntamenti noiosi, l’austerità del Terzo Millennio azzera gli status symbol e moltiplica lo stile individuale, annulla la dittatura delle icone e riscopre la democrazia delle persone.
E’ stata una piacevole lettura estiva il testo di Carlo Pambianco e Luca Testoni, I signori dello stile - Rivoluzione e successo della moda italiana nel mondo edito da Sperling & Kupfer. Una overview sulla storia della moda italiana dagli anni ‘50 ai nostri giorni. Dai primi passi per l’affermazione del Made in Italy negli anni ‘60 e ‘70, fino alle conquiste dei mercati esteri; la crescita vertiginosa di Milano, oggi protagonista nel panorama mondiale della moda, catalizzatrice di stili e tendenze. E poi il ritmo sfrenato degli anni ‘80, la figura dello stilista e il valore assoluto del brand; l’invasione dei prodotti griffati e il fenomeno delle “fashion victtms”, che dilagherà anche negli anni ‘90. Una sintesi per comprendere le recenti evoluzioni: le nuove tipologie di consumo e la ristrutturazione dopo la crisi del nuovo millennio, fino all’avvento delle grandi catene. La storia della moda italiana dagli anni Cinquanta ai nostri giorni: i primi, audacissimi passi degli imprenditori del settore verso la costruzione di un “made in Italy” di successo, la crescita negli anni Settanta, la conquista definitiva dei mercati esteri. Ma anche: il ruolo della città di Milano, catalizzatrice di stili e tendenze; la funzione del brand, l’invasione dei prodotti griffati e il fenomeno delle “fashion victims”; le tendenze degli anni Novanta fino alla ristrutturazione dopo la crisi del nuovo millennio e l’avvento delle nuove grandi catene.
Durante il periodo estivo ho letto alcuni interessanti testi di moda, utili per il mio lavoro e decisamente validi per approfondire il concetto moda a tutto tondo: dai dati storici al commento su fatti di costume di varie epoche, dai richiami artistici all’indagine dei legami tra la moda e alcune categorie classiche della sociologia come il genere, l’identità e la classe sociale. Il primo che vi segnalo è Vestirsi di sogni. Moda e modernità. Un classico di Elizabeth Wilson, che risponde ad un crescente interesse per questo fenomeno che, anche nel nostro Paese, si sta velocemente affermando grazie al contributo di studiosi provenienti da varie discipline: sociologia, semiotica, storia, critica d’arte e psicanalisi. Una prosa vivace e dottamente intrigante analizza un fenomeno culturale che più di altri incarna il doppio binario su cui si snoda l’esistenza umana, continuamente a cavallo tra realtà e sogno, necessità e libertà, concretezza e magia.
Altro testo valido è La rivoluzione del fast fashion. Strategie e modelli organizzativi per competere nelle industrie ibride. Il fast fashion è uno dei macrotrend del settore abbigliamento degli ultimi anni. L’espressione si riferisce al breve lasso di tempo tra l’emergere di una nuova moda e la disponibilità del prodotto trendy sullo scaffale. Nel settore moda, dalla selezione delle tendenze e delle materie prime alla vendita dell’abito nel negozio passano circa 24 mesi. Una rivoluzione ha comportato invece il modello fast fashion: le imprese che lo utilizzano impiegano poche settimane e il loro fatturato cresce molto più della media settoriale. Il volume analizza il successo del fast fashion non solo rispetto alla sua velocità, ma misurando la sua capacità di dare risposte ottimali alle richieste di un mercato di prodotti ibridi.
Passiamo ad un altro volume, La moda della responsabilità, testo che vuole interrogarsi sull’esistenza di forme di responsabilità proprio nel settore del tessile-abbigliamento, all’apparenza poco attento ai valori della solidarietà. Le due autrici, durante la loro indagine qualitativa, si sono imbattute in un universo molto variegato, in cui la solidarietà assume forme diversificate che vanno dal destinare a progetti sociali parte dei profitti, a joint-venture fra cooperative del Sud e stilisti del Nord del mondo; da produzioni frutto del lavoro e della creatività di persone socialmente svantaggiate a capi fatti con materiali organici. Si descrivono, in particolare, i fenomeni della moda biologica come forma di rispetto dell’ambiente e di attenzione alla salute personale, della moda solidale come sensibilità verso i diritti dei lavoratori e solidarietà verso differenti categorie di persone, della moda dell’usato come scelta di sobrietà e di anti-consumismo.
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La protagonista del libro è una sorta di Carrie Bradshow, tra shopping, riviste di moda, pranzi monodose, amiche, superstizioni e uomini che hanno paura di impegnarsi. Se la vita da single non è sempre rose e fiori, spesso basta girare la medaglia per vederne il risvolto positivo. L’autrice di Sex and FB è Maria Francesca Rotondaro, 31 anni, romana d’adozione. Giornalista professionista, scrive di attualità, cultura, costume per riviste e quotidiani italiani. Free lance nel lavoro, single nella vita.
Come sei arrivata all’idea di scrivere un testo su questo argomento, quali sono stati i tuoi motivi d’ispirazione?
«Più che di motivi, parlerei di persone: intanto gli uomini. Sono loro la mia fonte primaria d’ispirazione. Apparentemente insicuri, spaventati, sfuggenti quando il “rapporto” si sposta dal letto all’altare. E poi le amiche: le chiacchiere, lo shopping, le confidenze. E ancora - e soprattutto – gli amici di facebook. Su social network del momento ho creato un gruppo (che si chiama come il libro: “Sex and Fb”, che conta più di duemila membri) sul quale è nato un confronto reale sui temi più discussi della nostra epoca: sesso e amore, singletudine o coppia? Ma prima del libro è nata la rubrica giornaliera “La Vitamina” che curo su Il Quotidiano della Calabria che oggi ha anche un blog (www.ilquotidianodellacalabria.it) dove il “dibattito” ha avuto origine e continua. Un appuntamento quotidiano che ho continuato a seguire nonostante oggi io viva e lavori a Roma. Insomma, mi sento una sorta di Carrie made in Italy. Da tutti questi spunti (uomini, amiche, facebook) l’idea del libro. Un volumetto voluto fortemente da una coppia: Giulio e Mariacarmela Perrone».
Qual è il tuo rapporto con la moda?
«Più che vittima della moda (fashion victim), ne sono carnefice. La divoro attraverso siti internet come il vostro e riviste patinate. La consumo parallelamente alle mie carte di credito. Mangio con gli occhi le vetrine. Mi piace seguirla e corteggiarla. Ma anche inventarla: non ho timore di indossare – se mi va - qualcosa di cui mi sono innamorata anche se può sembrare vintage o assolutamente “futuristico”. In fondo l’abito fa il single: ci si cura di più, si ha più tempo per sé, e non vengono sensi di colpa se quello che abbiamo guadagnato, piuttosto che in banca, lo custodiamo nel nostro armadio»
Qual è stato il tuo percorso di vita e di studi?
«Avevo 8 anni quando al classico tema “Cosa vuoi fare da grande?” ho risposto: la giornalista. Una bambina dalle idee chiare, che è diventata donna coltivando il suo sogno e facendolo diventare realtà. Da sempre impegnata nei giornalini scolastici e universitari. Ho avuto il mio primo vero contratto, ancora prima di laurearmi in Scienze Politiche, con Metrosat Tv. Poi la radio Rlb (un network regionale calabrese). E ancora l’ufficio stampa dell’Università della Calabria e la collaborazione con diverse testate giornalistiche. Fino ad approdare al Quotidiano della Calabria dove ho svolto il mio praticantato e sono diventata giornalista professionista».
Continua a leggere: Libri Estate 2009: Sex and FB - Intervista a Maria Francesca Rotondaro

Sono passati quarant’anni da quando Paul Van Doren ha dato i natali alle mitiche Vans. Scarpe, miti, che non passano mai di moda, amatissime da skater, surfer, street artist e designer tra cui i più famosi Tony Alva, Joel Tudor, Oliver Peck, Marc Jacobs. Estetica punk, stile californiano raccontate in un libro, “Vans off the wall” che sarà in vendita nelle librerie proprio in questo periodo. Non sono semplici scarpe quelle che vengono raccontate con foto, immagini, ricordi nel libro: dentro c’è tutto lo spirito do-it-yourself che ha rivoluzionato la cultura popolare di questi ultimi 40 anni. Storie raccontate da Steve Caballero, John Cardiel e tanti altri. E la copertina? Non poteva che essere nella famosissima tela checkboard, in bianco e nero. Eccovi in anteprima nella gallery alcune pagine del libro.
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Patrizia Gatti è l’autrice di un libro arriverà nei prossimi giorni nelle librerie, dedicato alla stilista Mila Schon. Si intitola “Mas Mila” il volume edito da Electa Edizioni, dedicato allo stile e alla creatività della stilista, scomparsa lo scorso settembre. Oltre 350 pagine che raccontano la nascita e l’evoluzione del marchio ideato dalla “Coco” italiana, il tutto corredato da foto straordinarie di David Bailey, Giampaolo Barbieri, Guy Bourdin e tanti altri.
Ho appena finito di leggere Lost in Fashion, primo romanzo di Silvia Paoli, giornalista di Vanity Fair, edito da Baldini Castoldi Dalai. E’ la stessa casa editrice che ha deciso di lanciare un Blog Candy mettendo in palio 5 copie del libro e l’invito all’esclusivo evento di presentazione.
Il libro, scorrevole, fresco, tagliente ed incisivo, tratta le vicende di Irene, giornalista trentacinquenne, alle prese con sfilate ed eventi nel rutilante mondo del fashion biz. Fino a quando una serie di amletici dubbi le fanno provare un forte desiderio di cambiare il corso della sua vita. Ed è così che si improvvisa terapista in un resort a 5 stelle di Stromboli. Ha inizio in questo modo un vortice di equivoci e rivelazioni esilaranti. Direi perfetto per aspiranti fashion editor sotto l’ombrellone.
E’ arrivato in redazione “The Little Pink Book - Scarpe” scritto da Sonia Tiffany Grispo, edito da Astraea Editrice. Dopo averlo letto tutto d’un fiato (l’ho trovato delizioso), ho intervistato l’autrice, una ventiduenne catanese, laureanda in Lingue e Letterature Straniere, che attualmente lavora come blogger e graphic designer per una free press di moda.
- Com’è nata l’idea di scrivere un libro sulle scarpe?
L’idea di un libro mi è sempre balenata nella testa, da piccola, prima con la macchina da scrivere di mio padre, poi con il pc, scrivevo racconti che tenevo segreti o regalavo a mia madre. Ma questa volta l’idea non è venuta a me, è stata la casa editrice a contattarmi, dopo aver letto i miei post on-line, per propormi di scrivere un Little Pink Book sulle scarpe e come avrei potuto rifiutare l’occasione di unire la passione per la scrittura a quella per uno degli accessori fondamentali del guardaroba femminile?
- A che target è indirizzato?
Il target è ampio e vario, va dalle shoe addict alle semplici appassionate di moda, passando per le donne che amano collezionare pillole di saggezza al femminile. Inoltre, seppure si pensi che quella per le scarpe sia una mania unicamente pour elle, ho potuto scoprire quanti siano gli uomini affascinati da questo accessorio.
Chi di noi non ha letto uno o tutti i volumi della serie “I Love Shopping” di Sophie Kinsella? Chi può dire di non essersi mai immedesimato nelle folli debolezze della protagonista Rebecca Bloomwood, fashion victim per eccellenza di grandi case di moda e di saldi selvaggi?
Dopo il successo editoriale, si prepara la trasposizione cinematografica di Confessions of a Shopaholic (titolo originale del libro), con la promessa ovviamente di grandi tributi all’alta moda, così come fu per la versione cinematografica de “Il Diavolo veste Prada”.
Un occasione ghiotta per noi fashionisti che durante la visione del film, potremmo cimentarci nella ricerca di una borsa Gucci o di un paio di scarpe Prada.
Certo qualche differenza con il libro c’è: intanto l’ambientazione non è british, ma americana, visto che le riprese sono state fatte a New York. Inoltre devo dire che Becky (interpretata dall’attrice Isla Fisher) me la immaginavo molto meno colorata ed eccentrica. E voi che ne pensate? Era così che l’avevate immaginata…?