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Frankie Morello: intervista a Maurizio Modica e Pierfrancesco Gigliotti

Pubblicato: 16 gen 2012 da Anna Castiglioni

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maurizio modica e pierfrancesco gigliotti

Dopo il Meditation Tour, ovvero il fashionshow di Frankie Morello di cui abbiamo seguito il live, ho avuto il piacere di intervistare gli stilisti del brand da loro fondato, Maurizio Modica e Pierfrancesco Gigliotti. Il dietro le quinte della passerella milanese (ricordiamo che l’occasione è quella della settimana della moda uomo) è un frenetico ed euforico backstage composto da modelli pronti per correre alla sfilata successiva, addetti stampa che cercano di farsi largo tra la folla di amici/conoscenti/fans che riempiono di complimenti i due designers per poter fare l’intervista e vari addetti ai lavori. Riesco finalmente ad avvicinarmi agli stilisti e a prendere parola.

D - Ciao, innanzitutto vi faccio i complimenti per lo show. E vi chiedo subito: come mai la scelta di un uomo nudo (Giuseppe Sartori, NdR) in passerella? Si può interpretare come un ritorno alle origini?
R - In un certo senso sì. Abbiamo voluto focalizzare l’attenzione sul ruolo del capo rispetto all’uomo, il valore che ha e che noi diamo all’abito stesso. L’idea di base è quello di un viaggio e di una nuova presa di coscienza, l’abito come cosa superflua, come un accessorio che è l’involucro e non l’essenza dell’uomo. Quindi la scelta era quella di rappresentare un uomo totalmente nudo, che si spoglia del superfluo per un ritorno all’essenza e alla spiritualità. La metamorfosi è evidente: dalla prima parte della sfilata in cui sfilano capi eccentrici simbolo della vita notturna, alla graduale spoliazione. Questo è anche un momento molto particolare per la moda e l’haute couture, soprattutto a fronte della crisi e del periodo storico che stiamo vivendo, quindi ci è sembrato naturale porci delle domande e fare questo viaggio meditativo. Tipo: è davvero necessaria la moda? Che ruolo svolge in questo momento?

D - Qual è stata, e qual è in generale, la vostra fonte d’ispirazione per questa collezione?
R - Sicuramente tutto ciò che viviamo, la quotidianità. Per questa collezione abbiamo preso spunto soprattutto dai nostri viaggi in oriente e in India, dove c’è un approccio completamente differente alla spiritualità e all’uomo. Lì perfino la povertà è trattata in modo diverso, con assoluto rispetto. Questa collezione voleva rappresentare un viaggio da Occidente a Oriente, un viaggio introspettivo per scoprire la vera essenza dell’uomo.

D - So che siete anche insegnanti (presso le scuole di moda milanesi Marangoni e Domus, NdR): cosa e come fate per stimolare i vostri alunni? Cosa consigliate loro per diventare professionisti della moda?
R - Cerchiamo di stimolare continuamente la loro creatività, tirando fuori il massimo da ognuno di loro. Tendiamo a pretendere sempre di più da loro, cercando di tirare fuori la passione per questo lavoro. Noi vogliamo qualcosa di nuovo e che non sia già stato visto altrove. E conoscendo praticamente tutte le collezioni di tutti gli stilisti, sappiamo riconoscere le creazioni che sanno di “déja vu” e in quel caso “bacchettiamo”
.

Insomma, attenti a quei due. Che possono passare da una strepitosa ed eclettica collezione con richiami alla spiritualità, all’intransigenza della cattedra. Due personalità ben distinte che si fondono alla perfezione in un connubio di creatività. Finita la piacevole l’intervista ringrazio e rinnovo i miei complimenti. Peccato aver dimenticato la foto-ricordo.

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