
Manolo Blahnik torna per la gioia delle shoes-addicted e delle fans di Sex&The City con una collezione a ispirazione multipla. Tolstoj, autore russo da sempre amato da Blahnik, è la prima fonte d’ispirazione per l’omonima linea, in particolare ispirata ad Anna Karenina (se non simpatizzate per la letteratura russa, questo è un romanzo che varrebbe la pena di leggere); le linee sono eleganti ed eccentriche, molti gli inserti di pelliccia, modelli in tweed e delicati dettagli metallizzati. Per donne appassionate e combattive che devono affrontare un lungo inverno. La linea Texture è un tripudio di pellicce: leopardi, giraffe, conigli e cinghiale. Quattro i modelli: decollété nera con fiocco e punta arrotondata, stivale al ginocchio completamente ricoperto di morbida pelliccia di cinghiale e due sandali chiusi in punta con qualche inserto di pelliccia. Astenersi animaliste.
Salvador Dalì, il famoso artista spagnolo, è la terza ispirazione per il designer. La linea, intitolata Surrealismo, gioca sulle forme geometriche, fluide, irregolari e sui colori vivaci. Per lo più ankle boot, sono scarpe bizzarre e divertenti. Così come sono coloratissime e dalle forme geometriche accentuate le scarpe della linea Alhambra, ispirata alla meravigliosa residenza reale sita in Granada, una delle sette meraviglie del mondo. Linee che ricordano l’architettura araba, i colori sono intensi e stile è quello moresco.
Chi non conosce Don Chisciotte? E quanti conoscono il nome dell’autore del personaggio che combatteva contro i mulini a vento? Cervantes, penultima fonte d’ispirazione ed omonima linea di Manolo, è la risposta esatta. Solo tre i modelli, di cui due ankle boot, ma di assoluto fascino ed eleganza. L’ultima linea della collezione è Timeless ed è ispirata al mondo (intramontabile e senza tempo?) di Hollywood, linee classiche e d’altri tempi. Una collezione che è un omaggio alla sua terra natia e alla femminilità dal cuore latino. Noi ne siamo entusiasti, voi?
Via | Sito ufficiale
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Clamorosa sconfitta di Christian Louboutin nella battaglia legale contro Yves Saint-Laurent: la corte federale di Manhattan ha stabilito che la suola rossa non può essere un plagio. Riassumendo: la primavera scorsa accade che nelle vetrine di alcune boutique di New York si trovino scarpe dalle suole rosse di due griffe diverse. Le immancabili Louboutin e tre modelli della nuova collezione di YSL, Cruise 2011. Il designer francese decide a quel punto di chiamare in causa il colosso e di chiedere un milione di dollari di risarcimento e la sospensione della distribuzione delle scarpe incriminate per “violazione del brand e concorrenza sleale”.
Giusto qualche giorno fa abbiamo dato la notizia della possibile vittoria del designer francese contro il marchio facente parte del gruppo Gucci, poiché lo steso giudice aveva ritenuto inammissibile un disegno datato 2004 presentato come prova dagli avvocati di YSL. Poi il colpo di scena. La corte federale di Manhattan ha emesso la sentenza: il dettaglio della suola rossa, depositato presso lo stesso tribunale nel 2008 come marchio registrato, non può essere considerato “protetto”. La motivazione è la seguente:
“Il brevetto è troppo generico e ampio nell’industria della moda il colore svolge funzioni ornamentali decisive per alimentare la competizione. Come potrebbero essere appannaggio di un solo brand?”
Il colore, quindi, non come esclusiva di un marchio ma come necessità stilistica e mezzo creativo. Il colore come “ornamento”, non come elemento essenziale ed imprescindibile. E’ possibile considerare una fibbia alla stregua di una suola color rosso porpora? In tutto il mondo Louboutin non è forse conosciuto ed apprezzato anche e soprattutto per la suola? Grazie anche a Carrie Bradshaw (la protagonista di Sex and The City a cui tutte noi invidiamo la cabina armadio per sole scarpe), c’è da ammetterlo: Christian Louboutin è arrivato ai piedi di così tante donne perché ha saputo unire genio, stile e design. E questi elementi, signori miei (che di scarpe ci capite come io di economia), non sono imitabili.
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