Milano Vogue Fashion Night Out: noi c’eravamo - Parte #2

9 settembre 2010

La Vogue Fashion Night Out ora è nel clou: man mano che ci si avvicina al centro, la folla si infoltisce. La sensazione, devo dire, è bella: c'è un senso di allegria e festosità nell'aria, capannelli di gente che ride a profusione (per Milano abbastanza inconsueto), musica che aleggia un po' ovunque, e vetrine, vetrine, vetrine a fare da catalizzatore.

Ora, non vorrei parafrasare troppo le Malvestite, ma qui ce n'è veramente per tutti i gusti tra il magma di gente che si va infittendo e che assume le proporzioni di un Obeo Obei versione deluxe.

Davvero, non so più se osservare i negozi o la gente! Sono affascinata dalla moltitudine di stili e assemblamenti che il popolo della moda riesce a creare: vedo capelli cotonati alla Marie Antoinette, impeccabili pashmine di Louis Vuitton appoggiate come per sbaglio sulle spalle di impassibili signore, giacche di Zara portate come in un defilè, pimpanti vitelloni in camicia millerighe.

9 settembre 2010
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Molte hanno osato il tacco dodici o il plateaux (!), altre hanno optato direttamente per le ciabatte o stivali improbabili, ognuna si tiene stretta la sua borsetta -non si sa mai- a proposito: sono molto curiosa di scoprire se la gente ha comprato davvero. Nella frenesia generale, è molto probabile.

Arrivo in via Manzoni, sono quasi le 9 e il gioco si fa duro. Non si riesce più a camminare sul marciapiede, e avvicinandosi a via Montenapoleone, si percepisce il delirio. Imbocco la via più chic di Milano, che è completamente satura di persone, e tento di fare quei 20 metri per arrivare a via Santo Spirito, scivolando contro i muri come un anguilla.

Approdo all'evento Campari, nella bellissima location del museo Bagatti Valsecchi e poi mi spingo fino a via Spiga. Da dove inizia una processione voyeristica verso le tante tante vetrine corredate di deejay, con security all'ingresso. E' una specie di enorme club stasera il quadrilatero, un po' spiazzante è vero, ma divertente.

Tra nuvole di fumo di sigaretta e bolle di sapone giungo distrutta in San Babila, forse anche perchè la vicinanza forzata mi ha costretto a subire tutti i commenti improvvisati sulle collezioni autunno/inverno, o le esilaranti conversazioni sbiascicate in inglese maccheronico (naturalmente le faccio anch'io, ma ascoltarle è un'altra cosa).

Mi infilo in metrò, insperata oasi di tranquillità alle ormai 11 di sera, e provo un moto di solidarietà verso le molte donne che vedo infilarsi le scarpe basse di scorta e mettere via in fretta quelle coi tacchi, come a dire: con voi adesso per un po': basta. Io stasera indossavo delle scarpe piatte, ma il mio consiglio per chi dovesse venire alla VFNO l'anno prossimo è: non dimenticate le sneakers!

9 settembre 2010
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