Camiciaio a domicilio: intervista a Tino Albizzati, brand manager di Fumagalli Shirtmaker

fumagalli albizzati shirtmakerDella visita a Villa Crespi a Orta San Giulio, vi abbiamo già mostrato le immagini degli interni, le foto scattate dall'elicottero, l'intervista con lo chef Antonino Cannavacciuolo e anche con gli specialisti del trasporto vip di Air Dynamic. Sempre alla serata organizzata da The Lake Magazine, abbiamo anche incontrato Tino Albizzati, Brand Manager della Fumagalli Shirtmaker: producono camicie sartoriali, e ve le cuciono a domicilio, non si trovano nei negozi.

Tino Albizzati, 58 anni, è nel settore della moda da 35: gli abbiamo fatto qualche domanda sull'evoluzione dello stile della camicia e non solo. Buona lettura.

Come si è evoluto lo stile della camicia dagli anni settanta a oggi?

Siamo partiti dagli anni settanta quando la camicia non era molto bella, a fiori, con quei collettoni, si è arrivati poi agli anni ottanta, dove ha predominato la camicia americana, Brooks Brothers, Ralph Lauren, per poi tornare in questi anni, dal duemila in poi a un modo di vestire che per quanto riguarda l'uomo è molto più classico, anche se molto particolare.

In che modo questo classico è stato rivisitato?
Diciamo che la camicia è ritornata a foggia inglese o italiana, sempre di altissima qualità: nello stesso tempo ha proposto un modo di vestire che non rispecchiasse più le camicie americane, lo sportswear, ma la napoletanità, un modo di vestire... a foggia asciutta, slim, con colli importanti ma non esagerati, da portare con cravatta o pochette.



Prima mi spiegava che ha lavorato anche a Milano nel pieno degli anni ottanta e della "Milano da Bere": come è cambiato l'ambiente dai tempi ad allora?

La moda negli anni ottanta era fantasia, creatività, era festa, ogni stagione ogni collezione doveva avere delle caratteristiche nuove, sennò la gente non si sarebbe vista... non se la sarebbe vista addosso. Ogni stagione c'era qualcosa di nuovo... nell'arco di un anno,cambiava tutto, c'era molta più creatività, sono nati i grandi: da Armani, a Versace a Ferrè, che hanno portato un modo nuovo di interpretare la moda. Dico interpretare perché non c'è mai una qualcosa di completamente nuovo, ma hanno portato una nuova interpretazione. Erano anni di gioia, si era più spensierati. Poi negli ultimi anni novanta la moda ha cominciato a incupirsi.

Perché?
La crisi di mercato ha portato le aziende a non poter più rischiare, ogni collezione, rispetto agli anni ottanta, era sempre uguale all'altra... magari duecento capi, ma tutti simili. Ogni azienda aveva paura, e in un momento di crisi secondo me hanno tagliato su due punti sui quali dovevano puntare di più, la creatività - hanno pensato che potevano fare a meno degli stilisti - e la distribuzione. Pensavano bastassero pochi rappresentanti per vendere il prodotto. E a quel punto tutto è diventato piatto, è sparita quasi la creatività: ma nel momento in cui uno stilista o una azienda porta sul mercato un prodotto che contenga ancora creatività e stile... questo prodotto vende. Visto questo tipo di situazione decisi ai tempi di chiudere lo showroom.

In che anno?
Nel 1999, e mi sono dedicato alla camiceria. La camiceria su misura: credo che lo stile debba essere caratterizzato o dalla grande distribuzione, o dalla sartorialità. E a questo punto ho pensato alla camicia su misura cercando di portarci più sartorialità possibile, in un progetto che rispecchiasse tutti i particolari sartoriali che compongono una camicia su misura. Il progetto era nato ai tempi della bolla di internet, ma inizialmente fu distribuito anche nei negozi. Andava abbastanza bene, finché anche il negozio ha avuto dei problemi a non avere più quel giro di clienti che lo potessero soddisfare appieno... la gente comprava nella grande distribuzione, le comprava già confezionate le camicie. Questo calo di vendite ha portato molti negozi, non per colpa loro ad aumentare il ricarico, allontanando però buona parte della clientela, ma purtroppo non possono abbassare i prezzi.

Ed è nato il vostro progetto attuale...

Sì, mi sono detto: perché non andare direttamente dai clienti? Ho trovato un partner, un'azienda che ha creato una struttura di vendita con dei nostri collaboratori - che chiamiamo private taylor - che vanno direttamente dal cliente. Abbiamo circa 150 tessuti, una decina di modelli di collo, sette/otto modelli di polsini, dettagli sartoriali, che soddisfano ogni esigenza.

Qualche richiesta particolare?
Decine di camicie tutte uguali. E' abbastanza consueto per i professionisti, se ne fanno fare sei o dodici dello stesso colore, o bianche o azzurre.

Vestono sempre uguale, come Einstein! Quindi avvocati, commercialisti, notai...
Esattamente... ma anche convinti da noi, diciamo che certi fanno anche scelte un po' diverse, magari cambiando un po' il modello del collo.

Età media della vostra clientela?

Dai 25 ai 60. Devo dire che generalmente sono molto classici nella scelta del collo, o francese, o italiano, anche se noi cerchiamo magari anche di indirizzarli su colli più aggressivi.

Giusto, per sdrammattizzare un po'...

Esatto, anche lì, sui colli, c'è una percentuale non altissima di amanti della camicia, tra i quali rientro anch'io... il mio collo è quello che indosso ora, un francese molto esasperato, amo portare la cravatta in maniera non perfetta, quasi un po' trasandata, sempre mischiando le qualità, le qualità della camicia sono importanti. Quel collo l'ho trovato da una vecchia camiciaia, che usava per un paio di clienti, mi è piaciuto, e l'ho realizzato... e ho trovato molti altri cultori, "seguaci" che lo apprezzano... ma sono in un target basso di età, ragazzi che vogliono qualcosa che appaia più fresco del solito colletto classico.

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