Profumo: da simbolo di femminilità a strumento di marketing

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"Una donna senza profumo, è una donna senza avvenire", diceva Coco Chanel. Bè, forse, l'indimenticata stilista aveva un po' estremizzato il concetto, ma, certamente, una donna sa bene il fascino che dona una fragranza che riesce a fondersi con la propria persona fino a diventare una sorta di firma.

Così come la moda, anche i profumi hanno subito l'influenza degli eventi storici, trasformandosi negli anni per interpretare l'anima e l'influenze di ogni epoca.
Ed è stata proprio la fragranza della stilista francese, Chanel n°5, ad dare il via al mercato "commerciale" dei profumi; grazie all'opera sapiente nel chimico Ernest Beaux, fu realizzata una miscela di circa 80 essenze, che crearono una fragranza che si distingueva da tutte le altre fino a quel momento prodotte, e che riuscì a diventare l'icona della femminilità. Parte del successo avuto si deve anche alla diva Marylin Monroe che dichiarò di dormire con indosso solo due goccie di Chanel n°5. Probabilmente la stessa attrice non si rese conto dell'immensa popolarità che aveva donato al prodotto, che ancor oggi resta un indiscusso classico della profumeria, e di aver anticipato la tendenza quanto mai attuale di associare una fragranza ad un personaggio.

Da quel momento molti successi sono venuti alla luce come Shalimar creato nel 1925 da Jacques Guerlain, Miss Dior il primo profumo Dior nato nel 1945, Opium del 1977 firmato Yves Saint Lauren, solo per citarne alcuni. Ciascuna di queste fragranze ha segnato un epoca, influenzando tutte le creazioni del periodo e mantendo ancor oggi un'identità ben riconoscibile. Il sol pensare a come questi prodotti siano sopravvissuti a decenni senza perdere il loro appeal, porta inevitabilmente a riflettere su come oggi si stia attraversando un periodo in cui anche il profumo è divenuto un prodotto "usa e getta", creato al semplice scopo di brandizzare la clientela, magari pubblicizzato dalla diva di turno e destinato una volta esaurita la campagna pubblicitaria a sparire. Se dovessi immaginare le cause di questo che definirei un declino, penserei immediatamente alle fretta e alla poca fantasia. Spesso pur di restare al passo con le concorrenti le aziende producono fragranze anonime, poco persistenti e troppo in linea col mercato. Succede così che ogni anno nascono numerose versioni della stessa fragranza, che spesso finiscono per snaturare l'anima della stessa fino a confondere il cliente, che resta spiazzato di fronte a stravolgimenti della piramidi olfattive o a casi in cui i cambiamenti sono talmente impercettibili da rendere ingiustificato il lancio. Analogo discorso può farsi in relazione alle "celebrity fragrance", di cui spesso vi parlo, e che il più delle volte sembrano soddisfare più l'esigenza della diva di turno che quella di mercato.

Ovviamente, e per fortuna, anche negli ultimi anni ci sono state le dovute eccezioni, basti citare Hypnotic Poison di Dior, Angel di Mugler, D&G Light Blue e più di recente Narciso Rodriguez for Her, Flower Bomb di Victor&Rolf o Black Orchid di Tom Ford, senza dimenticare Acqua di Giò di Armani e Bleu di Chanel per quanto riguarda il mondo della profumeria maschile. Tutte fragranze, che possano o meno essere gradite, hanno una struttura bene definita e riconoscibile, ed è proprio questo l'auspicio per il futuro di questo profumato e affascinante modo, che si dia spazio a note nuove, costruzioni ardite, ma senza perdere di vista il buon gusto; il design dei flaconi, le testimonial di lusso, ben vengano, ma senza perdere di vista la sostanza, per far sì che ci si possa ancora voltare per strada e pensare, quella donna indossa....

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