Dolce&Gabbana ricorrono in appello: "Non siamo evasori, facciamo solo moda"

Si torna ancora a parlare di Dolce&Gabbana non per le loro collezioni di vestiti, ma per i problemi con il fisco. Il duo di stilisti ha deciso di far ricorso contro la sentenza del Tribunale di Milano.



Domenico Dolce e Stefano Gabbana

non ci stanno. Non vogliono sentirsi chiamare evasori fiscali. E hanno scelto l’attacco come arma di difesa. Hanno quindi fatto ricorso in appello contro la condanna de Tribunale di Milano a un anno e 8 mesi di carcere per omessa dichiarazione dei redditi su un imponibile di 200 milioni. La questione è lunga e anche abbastanza complicata, perché nell’occhio del ciclone è finita la società Gado (che dovrebbe stare proprio per Gabbana e Dolce), con sede in Lusserburgo.

È proprio questa azienda, che faceva parte del gruppo di moda e aveva nella sua ragione sociale proprio la tutela dei marchi. Ora su che cosa si basa la difesa? Gli stilisti non si sono mai occupati di gestione della società e secondo quando si legge nella nota presentata dall’avvocato non hanno mai amministrato né di fatto né di diritto la Gado, quindi è richiesta la totale assoluzione. Qual è la prova? Gli stilisti non avevano una carica interna e quindi non si sono nemmeno "minimamente" occupati della tutela dei marchi.

Sarà così? A stabilirlo deve essere ovviamente il Tribunale. Intanto ecco le parole precise del ricorso:

Gli stilisti Domenico Dolce e Stefano Gabbana si occupano, come dice la parola stessa, di stile, cioè delle sole questioni concernenti l’immagine della casa di moda e la creazione dei prodotti industriali, mentre tutto ciò che riguarda la fase commerciale, così come l’organizzazione e l’amministrazione delle strutture societarie è di competenza di altri uffici e di altri soggetti.

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