Vita da stilisti: la giornata tipo di Karl Lagerfeld

intervista

Venti quotidiani, dieci lattine di Diet Coke e sette ore di sonno: ecco la giornata tipo di Karl Lagerfeld, che così la racconta alla giornalista di Harper's Bazaar Kristina O'Neill. Ore 8.00 la sveglia, dice che cascasse il mondo lui deve dormire esattamente 7 ore e questo a prescindere dall'ora in cui va a letto; per la notte indossa un camicione bianco realizzato in popeline imperiale da Hilditch & Key ispirato a un pezzo del 1.600 in mostra al Victoria & Albert Museum. A colazione due drink proteici a base di mele al vapore e nient'altro, a parte la Diet Coke che sorseggia in qualsiasi momento della giornata, dall'inizio alla fine; poi si siede vicino alla finestra che da sul Louvre e passa in rassegna i quotidiani francesi, inglesi, americani e tedeschi e Women's Wear, tutto su carta, e riserva un po' di tempo per stare lì a fantasticare.

Prima di mettersi a disegnare, sistema i capelli, perchè odia averli sulla faccia e li lava con uno shampoo secco di Klorane che li rende bianchissimi. Il bagno (con un prodotto antico che addolcisce l'acqua) non lo fa prima di mezzogiorno, disegna col camicione indosso e infatti come le lenzuola, lo cambia ogni giorno; tutto è rigorosamente bianco, un colore che non ammette difetti e che la sera rappresenta un'ottima accoglienza quando ti infili nel letto.

Oltre ai suoi jeans, veste solo completi Dior, ne ha un guardaroba straripante con tutti i vestiti accumulati negli ultimi 10 anni, tra cui dei pezzi unici che starebbero molto bene in un museo; non pranza salvo rare eccezioni e se proprio succede si fa portare il plat du jour in una delle sue due case (una è solo per dormire e disegnare, l'altra per mangiare e ricevere gli amici). Ha due autisti (uno per la mattina e uno per il pomeriggio sera), che lo portano in giro ad osservare la sua adorata città prima di approdare da Chanel verso le 17.00; qui rimane fino alle 20.30.

Complice il suo iPhone, è super organizzato e metodico e preferisce tagliar corto in ufficio, anche perchè il suo è un lavoro concettuale e non è il tipo che sta lì a drappeggiare tessuti per ore e ore; a questo punto finalmente si cena, direte voi. E invece non è detto; dice Karl che i momenti sociali non fanno per lui, in quanto molti suoi vecchi amici non ci sono più. Poi si irrita molto a fare le cose di fretta se c'è una cena importante, ne ha fatte così tante nella sua vita che una più, una meno... Però, visto che se c'è una cosa che non sopporta quella è la routine, ogni tanto si concede una tappa al ristorante La Maison du Caviar; ed eccolo giunto alla fine della sua laboriosa e sognante giornata, dritto a casa a leggere un po' o a giocare con la sua principessa: la gatta Choupette. Ve lo sareste immaginato?

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