Marc Jacobs e l'addio a Louis Vuitton: "È stato difficile vedere il lavoro di Nicolas Ghesquière"

Lo stilista americano ha rilasciato un'intervista dettagliata e molto ricca sulla sua concezione della moda, i suoi idoli e soprattutto il divorzio dalla casa di moda francese.

Se c'è una cosa che indubbiamente caratterizzi Marc Jacobs è l'adorabilità: il golden boy della moda statunitense, vero motore assoluto della nascita e dello sviluppo del glamour a stelle&strisce (non ce ne vogliano Ralph Lauren e Tommy Hilfiger), è uno dei più apprezzati divulgatori del lavoro di stilista perché in grado di non trincerarsi dietro miseri comunicati stampa, bensì di dichiarare sempre ciò che pensa in merito al mondo della moda che lo circonda da ormai quasi 30 anni di carriera.

Proprio per questo celebre motivo Marc Jacobs ha avuto modo di chiarire ulteriormente cosa significhi per lui appartenere al dorato fashion system in una bella intervista rilasciata al giornalista Mickey Boardman del magazine Paper: e nel corso della chiacchierata lo stilista americano non ha potuto esimersi dal commentare l'addio a Louis Vuitton dopo 16 anni come direttore creativo, rimpiazzato dal francese Nicolas Ghesquière orfano di Balenciaga (il quale Ghesquière ha scritto anche una lettera a Marc Jacobs al debutto in passerella).

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Col solito stile schietto e diretto, Marc Jacobs non ha trattenuto le impressioni:

È stato difficile vederlo, all'inizio. Credo di essermi sentitò molto giù e molto depresso, ma mi piace ciò che Nicolas sta facendo. Lo ammiro molto e ho molto rispetto per lui. Credo che volessero un cambiamento e il cambiamento che hanno fatto è davvero buono. Sarebbe stato peggio se qualcuno avesse fatto qualcosa di simile a me, ma Nicolas fa quello che sa fare e credo che sia molto bello, lo capisco. Quindi non ho problemi con questo.

Momenti difficili, insomma, perché sedici anni di lavoro in Louis Vuitton non si dimenticano tanto facilmente (nemmeno noi ti dimentichiamo, Marc, soprattutto vista l'improponibile ultima collezione primavera estate 2015 presentata da quel Nicolas Ghesquière nel quale tanto credevamo). Ma c'è un'altra cosa che Marc Jacobs ha voluto sottolineare: l'importanza della puntualità nella realizzazione dei suoi show, tasto dolente delle Fashion Week, e che per lui deriva dall'ammirazione sconsiderata nei confronti di Yves Saint Laurent, definito un vero e proprio idolo da Marc Jacobs.

Non so se sia vero o meno, ma Pierre Bergè e Saint Laurent erano sempre puntuali, e Saint Laurent è sempre stato il mio eroe tra tutti. Mi piace l'idea della precisione [...] è stato divertente perché ho avuto molti problemi per aver cominciato in orario!

Proprio con l'ammirazione per Saint Laurent è iniziata la carriera esplosiva di Marc Jacobs:

Amo il mondo che Saint Laurent creava e le persone che lo circondavano, con le quali lavorava. Sin da giovane ho sempre sviluppato maggior interesse per la moda europea che non per quella americana, e Saint Laurent è uno di quei nomi che conosco sin da bambino. Certo, da allora ho imparato anche nuovi nomi e ci sono persone che ammiro, ma hanno tutte la stessa cosa in comune. C'è qualcosa in cui credere davvero e da indossa, ma non cambia il fatto che fossero creativi e avessero una visione e una voce, o che costruissero un mondo che riflettesse la loro estetica come le persone che li circondavano. È una questione di aura, di mistica.

Il processo creativo è per Marc Jacobs qualcosa di fondamentale, a volte difficile, ma spesso soddisfacente soprattutto se costruito a partire dall'improbabile:

Cominci con niente e poi col il dialogo, le modifiche, le aggiunte, i cambiamenti ci entri sempre più dentro e diventa sempre più interessante. Così ho imparato che anche le cose che non credevo di voler fare possono essere un processo divertente se le tratti nello stesso modo del design.

Via | Paper
Foto | Richard Phibbs per Paper

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