La moda italiana mette a rischio estinzione il pitone


Dito puntato contro la moda italiana. Come abbiamo detto in molte occasioni, quest’anno il pitone è un materiale particolarmente fashion, sia nel ramo della pelletteria sia per confezionare dettagli glamour nei vestiti griffati. L’ultimo rapporto del Centro internazionale del commercio (ITC) e dell'Unione mondiale per la conservazione della natura (Iucn) ha dimostrato, però, che quest’animale sta rischiando l’estinzione, proprio per assecondare la necessità di produrre borsette e scarpe.

Le pelli sono esportate soprattutto dal Sudest asiatico in Europa e qui il principale importatore è proprio l’Italia, seguita da Germania e Francia. Il giro d’affari è ovviamente enorme, si parla di circa un miliardo di dollari, cui è necessario aggiungere tutto il traffico sommerso. Non esiste, infatti, una gran trasparenza sul mercato globale e questa “nebbia” favorisce il riciclaggio di pelli. C’è di più. Il 20 percento delle pelli proviene da animali in cattività.

Secondo il rapporto, questo dato non è reale perché non giustifica i costi elevati. Pensate che un pitone con una pelle di 2,5 metri, in Indonesia, vale 125 dollari e dopo la lavorazione può servire a confezionare cinque portafogli, due borse e due paia di scarpe. Valore? Dipende dalla marca, ma superiore ai 10 mila euro sicuramente. Allora ci possono essere due spiegazioni: una speculazione senza precedenti o l’utilizzo di pelli derivanti da contrabbando. Alexander Kasterine, dell'ITC ha dichiarato:

Il rapporto mostra che i problemi dell'illegalità persistono nel commercio delle pelli di pitone e questo può costituire una minaccia per la sopravvivenza delle specie. L'industria della moda e quella conciaria hanno un grande ruolo da giocare nel sostenere la Convenzione sul commercio internazionale di specie di flora e fauna selvatica minacciate di estinzione (Cites) e i Paesi in via di sviluppo perché assicurino che le forniture siano legali e sostenibili.

Via| Ansa

Foto| Getty Images

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