Anna Wintour si scusa con gli afroamericani di Vogue

Anna Wintour si è scusata pubblicamente con gli afroamericani di Vogue per non averli sostenuti e valorizzati come avrebbero meritato.

Anna Wintour si scusa con gli afroamericani di Vogue

In queste settimane in America e in tutto il mondo spopola il movimento Black Lives Matter, una protesta, un sostegno e una rivoluzione pacifica per protestare contro i soprusi che vengono fatti sulle persone di colore. Da quando la polizia ha ucciso George Floyd a sangue freddo, soffocandolo con il ginocchio, le proteste non si sono più fermate e tutti stanno facendo la loro parte, soprattutto negli Stati Uniti. Anche Anna Wintour è intervenuta con delle scuse pubbliche a tutti gli afroamericani che lavorano per Vogue.

Anna Wintour si è cosparsa il capo di cenere e si è scusata con gli afroamericani che lavorano per Vogue per averli appoggiati poco e non avergli dato lo spazio che avrebbero meritato. Un comportamento che la direttrice di Vogue USA non aveva mai avuto ma che, molto probabilmente, era necessario. In queste settimane sono saltati tanti posti di prestigio a causa degli scivoloni razziali . Si potrebbe affermare che certi comportamenti offensivi non vengano più perdonati a nessuno, nemmeno al Diavolo che veste Prada.

Anna Wintour ha dichiarato:

“Condivido quel che state provando. Lo dico soprattutto ai neri del nostro team: non riesco a immaginare come abbiate vissuto questi giorni. Lo dico chiaro e tondo. So che Vogue non ha trovato abbastanza modi di dare spazio a giornalisti, fotografi, stilisti e altri creativi. E abbiamo sbagliato pubblicando immagini o articoli che possono aver ferito o riflesso razzismo”.

Anna Wintour

Le scuse della Wintour arrivano pochi giorni dopo l'uscita di "Trincee di Chiffon", un pezzo del giornalista Andre Leon Talley che accusa la direttrice di Vogue di intolleranza ed estrema mancanza di sensibilità nei confronti degli afroamericani. Si sono dimessi nei giorni scorsi il capo della pagina degli editoriali del "New York Times", James Bennet, ma anche il direttore del "Philadelphia Enquirer", Stan Wischnowski. Anche a Condé Nast ci sono stati episodi simili, come il licenziamento di Adam Rapoport, storico "top editor" della rivista di cucina Bon Appétit, per atteggiamenti offensivi e irrispettosi nei confronti dei portoricani.

Tutt’altra musica invece da Harper's Bazaar che ha nominato per la prima volta una donna di colore al timone della rivista, la ex fashion director di Vanity Fair Samira Nasr (padre libanese e madre di Trinidad). Un nuovo inizio che speriamo faccia da apripista a tanti altri professionisti di valore che nel corso del tempo sono stati ingiustamente penalizzati per il colore della pelle.

via | ansa

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