
Il caffè al bar costa sempre di più - fashionblog.it
Il prezzo del caffè al bar aumenta sempre più vertiginosamente: a quanto arriverà a breve? È sempre più un lusso per pochi.
La tazzina di caffè al bar si avvicina rapidamente alla soglia dei 2 euro, segnando una crescita che ha più che raddoppiato il prezzo rispetto a cinque anni fa. Il Centro Studi di Unimpresa ha evidenziato questo trend in un recente report che analizza l’andamento del costo del caffè in Italia dal 2020 a oggi.
L’impatto di cambiamenti climatici e crisi economiche sui prezzi del caffè
Il Brasile e il Vietnam, che insieme producono circa la metà del caffè mondiale, sono stati colpiti da eventi climatici estremi negli ultimi anni. In Brasile si sono registrate piogge torrenziali mentre in Vietnam si è sofferta una siccità severa. Questi fenomeni hanno contribuito a far salire del 80% il prezzo dei chicchi grezzi nel 2024. La situazione ha favorito anche la speculazione finanziaria: i contratti futures sull’Arabica hanno raggiunto livelli record, con un prezzo che nell’agosto 2025 ha sfiorato i 360 dollari per libbra, facendo registrare un rialzo superiore al 40% rispetto all’anno precedente.
A questa dinamica si aggiungono i costi energetici, particolarmente gravosi nella fase di torrefazione a causa del caro gas ed elettricità, e i problemi logisitici internazionali, soprattutto per congestioni portuali come quella del Canale di Suez, che hanno fatto raddoppiare i noli marittimi. L’inflazione ha poi aggravato ulteriormente la situazione, aumentando il costo di imballaggi e manodopera. Inoltre, le nuove normative europee contro la deforestazione impongono sistemi di tracciabilità e certificazioni ambientali agli importatori, incrementando i costi soprattutto per i piccoli produttori che inevitabilmente ricadono sul prezzo finale al consumatore.
Nel 2020, prima della pandemia, il prezzo medio di un espresso al bar si attestava a 0,87 euro. La stabilità di quel periodo è stata spazzata via dalla ripresa post-Covid, che ha portato a tensioni su trasporti e materie prime. Nel 2021 la tazzina ha superato il muro dell’euro, raggiungendo 1,03 euro, e la crescita è proseguita senza interruzioni. Nel 2023 la media nazionale si è posizionata a 1,18 euro, con significative differenze territoriali: dai 99 centesimi di Catanzaro ai 1,30 euro di Trento e Bolzano.

Il 2024 ha segnato un ulteriore salto a 1,30 euro, un incremento del 40% rispetto al 2020, trainato dai futures sul caffè arrivati a quasi 5.700 dollari a tonnellata. All’inizio del 2025 il prezzo medio nazionale si è stabilizzato intorno a 1,22 euro, con punte di 1,43 euro a Bolzano. Le proiezioni per la fine dell’anno suggeriscono che la tazzina potrebbe raggiungere la soglia simbolica dei 2 euro, un dato che rappresenta una vera e propria stangata per i consumatori italiani.
Consumi e mercato del caffè in Italia: tendenze e prospettive
Nonostante il forte aumento dei prezzi, gli italiani rimangono tra i maggiori consumatori di caffè al mondo, con un consumo annuo di 327 milioni di chili di caffè verde, pari a 5,5 chili pro capite. Tuttavia, l’impoverimento della popolazione dovuto alla perdita di potere d’acquisto ha influenzato negativamente il consumo: tra il 2022 e il 2024 si è registrato un calo del 6,9% nelle vendite.
Un segmento che continua a crescere è quello delle capsule e delle cialde, che rappresentano ormai il 16,2% delle vendite nella grande distribuzione. Il valore complessivo del mercato del caffè in Italia ha raggiunto i 5,2 miliardi di euro nel 2025, con una previsione di superare i 6 miliardi entro il 2030. L’export del settore vale già oggi 2,3 miliardi di euro.
Le previsioni sul futuro del prezzo del caffè restano tuttavia incerte. Alcuni analisti ipotizzano un’inversione di tendenza nella seconda metà del 2025 o nel 2026, favorita da buone raccolte in Brasile e Colombia e da un possibile allentamento delle normative ambientali. Anche la Banca Mondiale prevede per il 2025 un aumento del 50% della produzione di Arabica e del 25% del Robusta, seguito da una diminuzione compresa tra il 9 e il 15% nel 2026.