Milano Fashion Week: artigianalità, materiali e creatività al centro delle nuove collezioni - Fashionblog.it
La moda a Milano continua a muoversi in un momento tutt’altro che semplice e le sfilate si svolgono mentre il mercato del lusso rallenta, i consumi cambiano e molte persone guardano ai marchi con uno spirito diverso rispetto al passato.
In questo clima la Milano Fashion Week ha provato a rispondere con una direzione abbastanza chiara: meno ostentazione, più attenzione alla materia, alla costruzione dei capi e alla qualità dei materiali. La settimana della moda, andata in scena dal 24 febbraio al 2 marzo, ha portato in città 186 appuntamenti tra sfilate, presentazioni ed eventi. Un calendario intenso che ha riportato Milano al centro della scena internazionale, anche dal punto di vista economico. Secondo le stime del Centro Studi Confcommercio Milano, l’indotto turistico legato alla manifestazione ha superato i 217 milioni di euro, con oltre 132 mila visitatori arrivati in città.
Emporio Armani tra continuità e nuovi equilibri
Tra le sfilate più attese c’era quella di Emporio Armani. Dopo la scomparsa del fondatore, la direzione creativa è passata a Silvana Armani e Leo Dell’Orco. Il debutto della nuova guida stilistica era osservato con grande attenzione.
In passerella si è vista una collezione costruita su capi che appartengono da sempre al linguaggio Armani: gilet, trench, cappotti avvolgenti, giacche morbide e completi rilassati. Non c’è stato uno strappo netto con il passato. Piuttosto una continuità che cerca di mantenere lo stile della maison, introducendo qualche elemento più libero nella costruzione dei look.
Le camicie ampie indossate sopra pantaloni corti hanno dato forma a una nuova idea di abito leggero, mentre piccoli stemmi e ricami di cristalli hanno aggiunto dettagli discreti ma riconoscibili.
Prada e l’idea della stratificazione
Tra i momenti più discussi della settimana c’è stata la sfilata di Prada. La collezione disegnata da Miuccia Prada e Raf Simons ruota attorno al tema della sovrapposizione dei capi. Giacche sopra maglie, abiti sopra pantaloni, strati che si combinano tra loro in modo quasi spontaneo.
L’idea è che un outfit non resti identico durante la giornata, ma cambi insieme alla persona che lo indossa. Ogni strato diventa parte di una storia personale fatta di ricordi, esperienze e trasformazioni.
Il casting della sfilata, con quindici donne molto diverse tra loro, ha rafforzato proprio questo concetto: ogni abito si modifica a seconda del carattere di chi lo porta.
Artigianalità e materiali al centro
Una delle tendenze più evidenti della settimana riguarda il ritorno alla lavorazione manuale. Molti marchi hanno puntato sull’idea di un lusso costruito con materiali di qualità e con tecniche artigiane.
È il caso di Tod’s, dove il direttore creativo Matteo Tamburini ha messo al centro la pelle lavorata a mano. Impunture precise, finiture manuali e lavorazioni ispirate alla selleria tradizionale hanno dato forma a un guardaroba fatto di volumi ampi e materiali importanti.
La palette si muove tra toni naturali intensi come caramello, ginger e cioccolato, mentre capi iconici come trench e peacoat vengono reinterpretati con una sartorialità più morbida.
Un’altra proposta interessante è arrivata dal marchio Cavia, fondato dalla stilista Martina Boero. La collezione si basa su materiali già esistenti o recuperati, trasformati in capi nuovi attraverso lavorazioni manuali. Protagonista la maglieria multicolore, costruita con filati caldi e texture tridimensionali.
La settimana della moda ha portato anche nuovi inizi. Tra i più osservati c’è stato il debutto di Demna alla direzione creativa di Gucci. La collezione introduce una serie di archetipi stilistici destinati a definire il linguaggio della maison nei prossimi anni.
Un debutto che arriva in un momento delicato per il marchio. Nel 2025 Gucci ha registrato un calo delle vendite del 19%, e il gruppo Kering guarda alla nuova direzione creativa come a un possibile rilancio.
Tra gli altri momenti della settimana anche il ritorno di Maria Grazia Chiuri da Fendi, con una collezione costruita su pellicce e pelli lavorate come tessuti leggeri. Una scelta che ha riacceso il dibattito sulle pellicce e ha portato alle proteste delle associazioni animaliste durante la manifestazione.
In mezzo a debutti, proteste e nuove collezioni resta però una sensazione abbastanza chiara. In un momento di mercato incerto, molti marchi sembrano tornare a una domanda semplice: cosa rende davvero desiderabile un capo di moda. Per molti la risposta passa ancora da lì, dalla qualità del materiale, dalla mano dell’artigiano e da quella sottile linea che separa un vestito qualsiasi da qualcosa che resta nel tempo.
