Milano Moda Uomo: Tisci racconta il secondo giorno

Siamo giunti alla chiusura di questa seconda giornata, probabilmente molti di voi sono ancora in giro per la Milano degli eventi. Io vi racconto alcune impressioni su questa giornata: Iceberg e John Richmond, queste le piccole selezioni che ho scelto per voi.



Ebbene come vi si annunciava all’inizio di questo post, gli argomenti che mi interessa riguardano due brand decisamente noti ma, contrariamente a quanto di solito sono portato a fare, non mi soffermerò sull’intera collezione bensì voglio analizzare un capo per Iceberg ed un capo per John Richmond, cercando di capirne il loro valore e “senso”.

John Richmond



I dettagli che vedete nell’immagine che vi ho inserito qui di sopra, riguardano delle giacche che hanno sfilato oggi durante questa lunga giornata della Milano Moda Uomo. Singolare vero? Ricami fatti in metallo e preziosi inserti, che vanno a comporre disegni regolari, quasi come se si volesse riproporre una stampa anziché un lavoro di fino. Forse ormai il nostro occhio è talmente poco abituato a guardare le meraviglie nascoste in certe preziose manifatture che preferisce l’abitudine al seriale, come appunto la stampa. Richmond forse, vuole darci una piccola tirata d’orecchie e ricordare che, non sconvolge più di tanto il nostro immaginario, se indossiamo qualcosa di costruito con eccellenza. Questa tecnica di filatura e ricamo esiste dalla notte dei tempi, sono quasi sicuro di aver visto arazzi ottomani del XVI sec in una mostra in via della Spiga, qualche tempo fa. Probabilmente rimarrà una tecnica da sfilata o da museo, ma invito tutti a dare un occhio ed abituarlo; abituarsi al bello!

Iceberg



Come sempre non manca una sorta di distorsione della realtà. Le tematiche che ama sviscerare Iceberg, nelle sue collezioni, sono sempre ricche di profonde allusioni alla Pop Art, al periodo Bauhaus, alle geometrie etc. ma questo si sa! Ciò che mi ha piacevolmente perpliso è il tema della distorsione, nel quale, durante la sfilata, il mèlange con la musica elettronica (distorta per natura), ha reso la collezione estremamente comprensibile. Se mai vi è capitato di prender parte ad una serata elettronica/tecno o similare, spesso si ha l’impressione di cadere in un kaleidoscopio che stravolge, non solo la vista ma soprattutto i sensi. L’impressione che ho avuto durante lo show è stata proprio quella di vedere una "moda kaleidoscopizzata", seppur con variazioni ben lontane da altri utilizzi di questo termine descrittivo. Ho avuto la sensazione che Iceberg sia entrato in una dimensione kaleidoscopica, distorta, quasi digitale. Forse sta nascendo la moda 2.0? O questo è il preludio del 3.0?

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