Le aziende di moda e l'uguaglianza di genere: ecco le più virtuose

Dopo l'assegnazione di un importante premio ad H&M ci interroghiamo sul ruolo delle aziende fashion nel favorire l'emancipazione femminile.

Giornata importante ieri a Roms per il colosso di moda low cost: l'azienda svedese è stata premiata dall'Associazione delle Nazioni Unite di New York per il suo impegno nei confronti dell'emancipazione femminile. Come è noto possedere un lavoro è uno dei modi principali con cui una persona può rendersi indipendente e libera e H&M, fin dall'anno della fondazione nel 1947, ha puntato molto sulle lavoratrici tanto che attualmente ben il 77% del suo organico è composto da donne.

Ma non è solo H&M ad impegnarsi per la promozione dei diritti delle donne, altre aziende e personalità del mondo della moda si stanno impegnando per dire la loro in questo importante ambito.

Gucci, ad esempio, si è mostrato da sempre in prima linea per promuovere l'uguaglianza femminile; l'accesso all'istruzione è fondamentale per poter avere le stesse possibilità e gli stessi diritti degli uomini e in questo il brand, assieme alla sua direttrice creativa Frida Giannini, ha fatto molto.

Il marchio fondato a Firenze ha patrocinato il progetto Crime for Change, un'iniziativa con lo scopo di permettere a donne e bambine di avere il diritto di accedere all'istruzione.

Molte aziende, come Diane Von Furstenberg e Vivienne Westwood, si impegnano tramite l'istituzione di fondazioni o l'avviamento di progetti, per promuovere l'istruzione femminile nei paesi del terzo mondo; interessanti le iniziative indirizzate ai giovani che vogliono inseguire i propri sogni ma che non hanno a disposizione il budget per poterlo concretizzare.

Le aziende di moda fanno molto a livello di beneficienza ma forse si ha bisogno di un passo ancora più concreto in favore dell'occupazione femminile e il premio consegnato ad H&M mette in evidenza come qualcosa si possa davvero mettere in pratica.

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