Marc Jacobs striglia gli stilisti emergenti: "Sembrate tutti uguali"

Marc Jacobs si fa intervistare da Suzy Menkes e lancia frecciate critiche ai nuovi designer, a suo dire poco creativi quando si tratta di moda.

Che Marc Jacobs ultimamente tenda a crogiolarsi nel suo status di guru della moda statunitense è un bel po' risaputo: lo stilista americano, tra poco 52enne, è l'essenza più pura della moda a stelle e strisce e si è guadagnato il suo posto d'oro numero uno grazie ad una carriera stellare tra i suoi marchi Marc Jacobs e Marc by Marc Jacobs, aggiungendoci la direzione creativa di Louis Vuitton dove per 16 anni ha illuminato di inventiva dissacrante la statica tradizione della casa di moda francese.

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Logico che di fronte a tanta elevazione di fronte ai comuni mortali, Marc Jacobs possa pure permettersi di strigliare debitamente le nuove leve della moda internazionale: e lo ha fatto nel corso di una lunga intervista rilasciata a Suzy Menkes, storica giornalista di moda passata lo scorso anno a Condè Nast.

Il problema, sostiene Marc Jacobs, è che gli stilisti emergenti non hanno voglia di osare e mettersi in gioco creativo, bensì tendono a seguire il flow delle tendenze moda senza prenderne in mano le redini. In sostanza preferiscono fare il compitino delle brave pecorelle invece di dettare legge.

Guardo la moda più giovane e mi sembra tutta uguale - l'idea di cosa sia edgy, o cool. È stile, senza sostanza: non sembra nascere da alcuna parte. Non vedo la ribellione o l'essere ai margini in tutto questo, somiglia tutto ad un cliché: olio nei capelli, scarpe da Frankenstein e le trappole del punk e tutto il resto.

Leggero leggero non ci è proprio andato, Marc Jacobs: ma una soluzione a questa staticità, vista anche sulle passerelle di New York (e un po' meno su quelle di Londra), ci sarà secondo lui?

Spero che qualcuno, come qualcuno di più giovane, abbia quell'energia e quel potere. O forse non c'è nulla dietro qualcosa che ne ha ispirata un'altra. Non sembra che l'idea "street" o qualcosa di cool sia nuova. Per questo mi sono interessato di qualcuno che aveva trovato fascino nel passato ma era curioso rispetto al futuro.

Quel qualcuno per Marc Jacobs è Diana Vreeland, storica direttrice di Vogue Usa morta nel 1989 e mentore di tantissimi stilisti del passato grazie ai suoi giudizi taglienti e alla sua capacità di cogliere in anticipo lo spirito dei tempi.Marc Jacobs l'ha presa ad esempio per chiarire al meglio il proprio concetto di moda:

Amo come la realtà della moda riguardi un qualcosa relativo ad un momento e poi l'estrema azione del rifiuto. Sono stato spesso criticato per cambiare faccia da una stagione all'altra -esattamente come fa una designer che amo molto, Miuccia Prada- ma è quello che amo della moda. Amo quel tipo di dedizione, di devozione, l'ossessione per qualcosa che sembra così bello che devi averlo subito. E poi la stagione successiva dici "non ci muoio qui dentro". Mi piace questa oscenità, questa perversione.

Perversione per perversione, insomma, agli stilisti emergenti conviene non sedersi sugli allori: così si raggiunge uno status à-la-Marc Jacobs.

Via | Vogue

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