Calendario Campari 2017: l'intervista a Carlo Poggioli, costume designer del corto Killer in Red

In occasione del lancio del nuovo Calendario Campari 2017, e del corto Killer in Red, l'intrigante cortometraggio diretto da Paolo Sorrentino e interpretato da Clive Owen, Fashionblog ha incontrato ed intervistato Carlo Poggioli, costume designer del progetto. Leggi tutto su Fashionblog

In occasione del lancio del nuovo Calendario Campari 2017, i Campari Red Diaries che celebrano i cocktail stessi come forma d’arte e potente veicolo espressivo, raccontando le esperienze che ispirano i bartender a ideare e condividere le loro creazioni, e del corto Killer in Red, l'intrigante cortometraggio diretto da Paolo Sorrentino e interpretato da Clive Owen, Fashionblog ha incontrato ed intervistato Carlo Poggioli, costume designer, già collaboratore di Paolo Sorrentino.

Qual è il tuo rapporto con Paolo Sorrentino? Com’è stato lavorare con lui in questo progetto?

"Adoro lavorare con Paolo perché ha le idee molto chiare su quello che vuole, però quando poi ti ha spiegato i suoi concetti su un personaggio o su un’ambientazione, ti lascia libero di andare avanti con la tua creatività. Ci siamo anche molto divertiti, soprattutto nella ricerca iniziale, quando abbiamo cominciato a raccogliere la documentazione fotografica di quegli anni e ci accorgevamo della grande quantità e varietà di personaggi famosi che frequentavano i locali americani nei primi anni ’80, da Grace Jones a Liza Minnelli, da Andy Warhol a Truman Capote, da Bianca Jagger a Diane Wreeland. Tutte le età, tutti i ceti sociali, e soprattutto una grande libertà nel rappresentare se stessi attraverso gli abbigliamenti più disparati."

La vostra esperienza vi ha portato a collaborare in passato per un lungometraggio: oggi invece presentate un corto. Qual è stata la differenza di approccio per una figura come la tua?

"Paolo è talmente perfezionista, (attento ad ogni minimo dettaglio, fino all’ultima comparsa) che per me l’approccio a questo corto è stato identico a quello di un lungometraggio, sia nella fase creativa che in quella organizzativa. Diciamo pure che questo corto è stato come girare un vero e proprio film!"

Campari ha come colore dominante il rosso, come ti ha influenzato nelle scelte stilistiche per questo progetto?

"Siamo stati molto attenti ad usare quel particolare tono di rosso solo sulla nostra protagonista e su alcuni particolari degli altri attori .Chiaramente di rosso c’è poi il prodotto. Non c’è nessun altro rosso presente in scena, sia nei costumi che nelle scenografie."


La tua esperienza sul set ti ha portato anche a vivere Campari e a farne experience: cosa ti ha lasciato?

"Stranamente avevo già avuto una approfondita conoscenza del mondo “Campari” perché la mia tesi di diploma di laurea all’Accademia di Belle Arti, era sull’artista Depero, e di conseguenza sull’analisi dei suoi poster realizzati per le campagne pubblicitarie della “Campari”. Strano no?"

Un consiglio per i giovani che vogliono intraprendere il tuo lavoro.

"Ci vuole tanto studio, tanta tenacia, e tanta umiltà per apprendere i segreti di questo mestiere. Io sono stato per tanti anni assistente di Gabriella Pescucci, di Maurizio Millenotti e di Piero Tosi. Nonostante mi arrivassero molte proposte per firmare film od opere come costumista, ( mentre lavoravo come assistente) ho sempre rifiutato di firmare un film fin quando non mi sono sentito completamente pronto ad affrontare da solo questo difficile mestiere."

Come usi internet nel tuo lavoro e nella vita privata, nell’era della comunicazione on line?

"L’avvento di Internet ha semplificato la vita ed il lavoro di tutti. Se penso a quante giornate, (anzi talvolta mesi) passate in biblioteca alla ricerca di immagini pittoriche, fotografiche, descrittive per documentarmi su una certa epoca, per un film o per un opera, posso dire che Internet è uno strumento che ci ha velocizzato e semplificato la fase di ricerca iniziale che è fondamentale per cominciare un qualsiasi progetto."

Come internet ha cambiato il tuo lavoro: ci sono scelte stilistiche che sono più adatte a lavori in rete o viceversa a lavori per il grande schermo?

"Per me non c’è alcuna differenza. Il lavoro e lo sviluppo creativo di un progetto non ha bisogno di avere una collocazione precisa."

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