A Francoforte, nella sede della Banca centrale europea, Christine Lagarde ha presentato venerdì i dieci bozzetti finalisti per la futura serie di banconote in euro, aprendo la prima vera revisione grafica dalla nascita della moneta unica e chiamando in causa, di fatto, i 346 milioni di cittadini dell’area euro che ogni giorno usano quei tagli. Accanto a lei c’era anche Piero Cipollone, componente italiano del board della Bce: una cerimonia breve, quasi sobria, ma con un peso simbolico evidente, perché le banconote oggi in circolazione derivano da un progetto del 1996, sei anni prima dell’ingresso materiale dell’euro nelle tasche degli europei.
I finalisti per le nuove banconote euro
Il punto che più farà discutere è il tema “Cultura europea”, perché per la prima volta manda in soffitta gli elementi architettonici anonimi — ponti, finestre, portali immaginari — e introduce volti reali. Nella selezione compaiono Maria Callas, Ludwig van Beethoven, Marie Curie, Miguel de Cervantes, Leonardo da Vinci e Bertha von Suttner: figure nate in contesti nazionali diversi, eppure riconoscibili ben oltre i loro confini.
La scelta, in effetti, sembra costruita proprio su questo equilibrio. Callas, greca di nascita, è diventata un simbolo nei teatri europei; Leonardo, italianissimo, ha trascorso gli ultimi anni in Francia; Marie Curie, due volte premio Nobel, resta un nome centrale nella storia della scienza continentale. Solo allora si capisce il senso dell’operazione: non rappresentare un Paese, ma un patrimonio condiviso, qualcosa che la Bce ritiene ormai abbastanza maturo da stare su una banconota senza riaccendere rivalità o gerarchie.
Accanto a questo filone c’è poi “Fiumi e uccelli”, più naturalistico, più prudente forse, con specie come il martin pescatore e la cicogna in primo piano e, sul retro, le sedi delle principali istituzioni dell’Unione europea. Una strada diversa, meno personalizzata, che tiene insieme natura, territorio e istituzioni.
Perché la Bce cambia il volto dell’euro
Cambiare una banconota non è solo una scelta estetica, e alla Bce lo sanno bene. Sul sito dell’istituzione vengono indicate quattro ragioni: riflettere meglio identità e valori europei, rafforzare la difesa contro la contraffazione, migliorare inclusione e accessibilità anche per le persone con disabilità visive, e ridurre l’impatto ambientale della produzione.
Dietro questa decisione c’è anche una lettura politica del tempo trascorso. Nel 1996, quando fu scelto il primo disegno, evitare simboli riconducibili a un singolo Stato era quasi obbligato: l’euro doveva ancora conquistare fiducia, in economie e culture molto diverse, e il compromesso dei ponti immaginari serviva proprio a non scontentare nessuno. Oggi, a quasi trent’anni da quella scelta, la cautela iniziale appare meno necessaria; o almeno, questo è il segnale che lascia intravedere Francoforte.
Eppure la mossa non è neutra. Mettere Callas o Beethoven su una banconota significa dire che esiste un canone simbolico europeo condiviso, e che alcune figure hanno ormai superato il peso dell’origine nazionale. È un passaggio delicato, anche culturale, che la Bce prova a gestire con una procedura pubblica e con tempi lunghi.
Sondaggio online e voto finale entro l’anno
Fino al 21 settembre, i residenti nell’area euro potranno indicare la propria preferenza attraverso il sondaggio online pubblicato sul sito della Bce. In parallelo, ha spiegato l’istituto, sarà svolta anche un’indagine demoscopica da parte di un soggetto indipendente su un campione rappresentativo della popolazione: due canali diversi, quindi, per misurare orientamenti e sensibilità.
I risultati confluiranno nella decisione del Consiglio direttivo della Bce, attesa entro la fine dell’anno. Non si tratterà però dell’ultimo passaggio, anzi. Una volta scelto il tema vincitore, il progetto dovrà essere affinato, verificato, sottoposto a test tecnici e integrato con nuovi sistemi di sicurezza anti-contraffazione; solo dopo potrà iniziare il percorso produttivo vero e proprio.
Sui tempi di arrivo nelle tasche dei cittadini, per ora, non c’è una data. La Bce parla di un processo che richiederà ancora alcuni anni, formula prudente ma chiara: il cambio non sarà imminente, e le banconote attuali continueranno a circolare ancora a lungo.
Dalla serie Europa al nuovo restyling delle banconote
Non è la prima volta che il denaro europeo cambia pelle. Dal 2013 è stata introdotta in modo graduale la serie “Europa”, che aveva già inserito in filigrana il ritratto della figura mitologica da cui il continente prende il nome, ripreso da un vaso conservato al Louvre. Un aggiornamento importante, sì, ma ancora interno all’impianto visivo originario.
Questa volta il salto sembra più netto. I tradizionali colori dei tagli — dal rosso all’azzurro, fino al verde — resterebbero, così come i principali valori da 5, 10, 20, 50 e 200 euro, ma i soggetti verrebbero ripensati in una forma più contemporanea e stilizzata. In quel punto sta forse la scommessa della Bce: modernizzare senza rompere del tutto con la memoria visiva costruita in oltre vent’anni di moneta unica.
Per i cittadini, alla fine, il cambiamento passerà da un gesto semplice: aprire il portafoglio e trovare un’immagine diversa da quella conosciuta finora. Ma dietro quel gesto quotidiano ci sono una scelta culturale, una strategia di sicurezza e anche un’idea di Europa che prova a raccontarsi in modo nuovo, banconota dopo banconota.








