Almeno quattro palestinesi e due israeliani sono stati uccisi sabato 24 luglio nel villaggio di Tal, a sud-ovest di Nablus, in Cisgiordania occupata, in quello che viene indicato come l’episodio più grave degli ultimi mesi nell’area: la dinamica resta controversa, perché testimoni palestinesi, esercito israeliano e autorità locali forniscono versioni diverse su chi abbia aperto il fuoco e in quale momento, mentre sullo sfondo pesa la crescente tensione tra coloni israeliani, residenti palestinesi e forze armate dopo l’inizio della guerra di Gaza.
Sparatoria a Tal, versioni opposte sull’inizio degli scontri
Secondo il racconto di Ahmed Zeidan, ascoltato dalla BBC, tutto sarebbe cominciato nelle prime ore del mattino, quando circa 30 coloni avrebbero raggiunto Tal e attaccato alcune case palestinesi. I residenti, ha detto il testimone, sarebbero usciti per fermarli; da lì, una colluttazione ravvicinata, confusa, “casa per casa”, e poi l’arrivo dei soldati israeliani, che avrebbero iniziato a sparare. Un dirigente locale di Fatah, Essam Saifi, ha riferito a Reuters che i coloni avrebbero aperto il fuoco prima dell’arrivo dei militari e che, solo allora, anche le forze israeliane avrebbero sparato.
La versione dell’Idf, invece, ribalta la sequenza. L’esercito sostiene di essere intervenuto dopo una segnalazione relativa a un attacco contro civili israeliani che stavano facendo un’escursione nella zona. In base alla ricostruzione diffusa dai militari, una guardia di sicurezza proveniente da un vicino avamposto di coloni sarebbe stata disarmata da un palestinese, che avrebbe poi usato quell’arma uccidendola. I soldati, ha spiegato l’esercito, avrebbero quindi “eliminato il terrorista” responsabile dell’attacco. Resta però senza una risposta chiara un punto centrale: chi ha ucciso gli altri quattro palestinesi.
Le vittime, i feriti e il nodo del soldato israeliano morto
Tra i palestinesi uccisi ci sarebbero due fratelli e due loro cugini, secondo quanto riferito da Saifi. Le autorità palestinesi hanno parlato anche di diversi feriti, mentre il servizio di ambulanza israeliano ha confermato che altri due israeliani sono rimasti feriti. Il bilancio, provvisorio ma già pesante, fa della sparatoria di Tal il fatto di sangue più grave registrato in Cisgiordania negli ultimi mesi.
L’Idf ha poi reso noto che un soldato israeliano di 27 anni è morto “durante un’attività operativa nell’area del villaggio”. Nessun dettaglio ulteriore, almeno finora, sulle circostanze della sua morte. Ed è un passaggio che pesa, perché aggiunge un secondo livello d’incertezza a una giornata già segnata da versioni divergenti, dichiarazioni incrociate e verifiche ancora in corso. Sul posto, ha riferito un giornalista dell’Afp, sono stati allestiti posti di blocco e i militari hanno avviato ricerche per individuare altri eventuali sospetti.
La risposta di Israele: raid, rinforzi e stretta sugli avamposti
Nel giro di poche ore l’esercito israeliano ha annunciato un’operazione più ampia nell’area e la cancellazione delle licenze per i soldati. Poco dopo, l’Idf ha comunicato di aver fatto irruzione in un ospedale di Nablus, dove sarebbero stati arrestati due palestinesi indicati come coinvolti nella sparatoria e arrivati nella struttura per ricevere cure mediche. Anche in questo caso, però, non sono stati diffusi elementi indipendenti che chiariscano il loro ruolo preciso.
Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha convocato una riunione d’emergenza con i vertici della sicurezza e ha promesso di agire “con tutta la forza contro i terroristi e contro chi li dirige e li sostiene”. In una nota congiunta con il ministro della Difesa Israel Katz, il suo ufficio ha fatto sapere che la casa del presunto attentatore palestinese a Tal sarà demolita e che verrà accelerata la regolarizzazione degli avamposti non autorizzati e la creazione di nuovi insediamenti. Gli outpost, spesso composti da poche roulotte e strutture leggere su una collina, sono considerati illegali dal diritto internazionale e, quando sorgono senza approvazione formale, anche dalla stessa legge israeliana.
Il contesto in Cisgiordania: violenza in aumento dall’inizio della guerra di Gaza
L’episodio arriva in una fase di forte peggioramento della sicurezza in Cisgiordania, dove dal 7 ottobre 2023, data dell’attacco di Hamas contro Israele e dell’inizio della guerra a Gaza, sono aumentate sia le operazioni militari israeliane sia le aggressioni dei coloni contro palestinesi e proprietà. Il ministero degli Esteri palestinese ha condannato quello che ha definito “massacro a Tal”, sostenendo che l’escalation della violenza dei coloni sia il risultato della protezione politica e dell’impunità garantite dal governo israeliano e dalle forze di occupazione.
Secondo i dati delle Nazioni Unite, dall’ottobre 2023 in Cisgiordania sono stati uccisi 1.114 palestinesi, nella stragrande maggioranza dei casi per mano dell’Idf; almeno 35 morti, sempre secondo l’Onu, sono collegati ad attacchi di coloni. Nello stesso periodo sono morti 41 israeliani, tra civili e membri delle forze di sicurezza, in attacchi palestinesi o durante operazioni militari israeliane. Sul territorio, intanto, vivono circa 700 mila israeliani in 160 insediamenti costruiti da Israele dopo il 1967, accanto a circa 3,3 milioni di palestinesi. È dentro questo equilibrio già fragile, eppure sempre più armato, che la sparatoria di Tal rischia ora di aprire un’altra fase di tensione.








