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Il Vaticano scomunica centinaia di migliaia di fedeli di una setta scissionista

Fedeli visti da dietro in una cappella, con sacerdote all’altare, candele e crocifisso; un foglio su una panca
Fedeli in una cappella durante una messa tradizionale, immagine che richiama la frattura tra Vaticano e un gruppo scissionista.

Il Vaticano ha annunciato giovedì la scomunica di oltre mezzo milione di fedeli legati alla Fraternità Sacerdotale San Pio X (SSPX), dopo che mercoledì a Ginevra il gruppo tradizionalista ha consacrato quattro nuovi vescovi in aperta disobbedienza alle indicazioni di Papa Leone XIV: una rottura che, secondo la Santa Sede, configura ormai uno scisma vero e proprio. Nel decreto diffuso dopo la cerimonia, Roma ha precisato che i sei vescovi della Fraternità sono scomunicati e che anche i laici che restano nel movimento “devono essere considerati scismatici e scomunicati”, pur lasciando aperta la porta a un rientro “con sincero affetto” per chi decidesse di tornare nella piena comunione con la Chiesa cattolica.

Vaticano e SSPX, la rottura dopo le consacrazioni di Ginevra

La decisione è arrivata al termine di una giornata che in ambienti ecclesiastici veniva seguita da ore, quasi minuto per minuto, e che già prima della celebrazione aveva assunto il peso di una sfida frontale. La SSPX, fondata nel 1970 in opposizione alle riforme del Concilio Vaticano II, ha scelto di procedere comunque con le consacrazioni episcopali nonostante il no del Papa; solo allora, con una formulazione più dura del previsto, la Santa Sede ha esteso la sanzione non soltanto ai presuli ma all’intera base del movimento, stimata in circa 600mila aderenti nel mondo. È un passaggio raro, e per molti osservatori persino inatteso, perché in passato Roma aveva colpito i vertici della Fraternità senza arrivare a definire in modo così netto la posizione di tutti i fedeli che la frequentano.

Che cosa significa la scomunica per i fedeli della Fraternità

Nel diritto canonico la scomunica è tra le pene più severe previste dalla Chiesa cattolica: chi la subisce viene posto “fuori comunione” e non può accedere ai sacramenti, dalla confessione al matrimonio religioso, né partecipare pienamente alla vita ecclesiale. Il Vaticano, in una nota diffusa giovedì, ha aggiunto un punto decisivo: i ministri della Società di San Pio X amministrano i sacramenti “illecitamente”, mentre la penitenza impartita dai loro sacerdoti e i matrimoni celebrati sotto la loro autorità sono da considerare “invalidi”. Per i membri del gruppo, in concreto, si apre un bivio che tocca la fede quotidiana prima ancora della dottrina: restare in una comunità che Roma definisce in scisma, oppure lasciarla per mantenere il legame formale con la Chiesa di Roma.

Le ragioni del conflitto: Messa in latino e rifiuto delle riforme

Alla base dello scontro c’è una frattura antica, mai davvero ricomposta. La SSPX contesta da decenni l’impianto delle riforme liturgiche e pastorali introdotte negli anni Sessanta: nelle sue chiese la Messa in latino resta la norma, il sacerdote celebra rivolto all’altare e non all’assemblea, la comunione viene distribuita direttamente in bocca ai fedeli inginocchiati. Non è soltanto una questione di rito, però. Il movimento rifiuta anche l’apertura della Chiesa al dialogo con le altre confessioni cristiane e con le altre religioni, e mantiene posizioni sociali molto conservative; nelle celebrazioni, spiegano da tempo i frequentatori, le donne portano spesso il capo coperto e il senso della liturgia viene vissuto come più austero, più separato dal presente. Eppure è proprio questo, per molti aderenti, il punto: non si considerano loro ad aver lasciato la dottrina, ma il contrario.

Le reazioni dei fedeli e la presenza della Fraternità in Europa

Una delle testimonianze raccolte nelle ore successive al decreto rende il clima che si respira nella base del movimento. Rita Reid, 76 anni, residente nell’isola di Jersey e fedele della SSPX, ha detto che la scomunica la fa sentire “piuttosto forte”: prima delle consacrazioni, ha raccontato, aveva detto al marito che anche un eventuale provvedimento del Vaticano “non avrebbe fatto alcuna differenza”. Reid, ex titolare di un bed and breakfast, ha definito la liturgia della Fraternità più “profonda” rispetto alla Messa ordinaria e ha criticato quella che considera una perdita di chiarezza sui valori tradizionali. La presenza del gruppo è radicata soprattutto negli Stati Uniti e in Francia, ma conta anche 26 luoghi di culto nel Regno Unito, da Lerwick, nelle Shetland, fino al Devon, con un centro importante a Wimbledon, nel sud di Londra. Negli anni Ottanta una precedente scomunica dei vescovi della Fraternità era stata poi revocata; stavolta, però, il tono di Roma appare diverso. Più secco. E la distanza tra il Vaticano e il mondo di San Pio X, già ampia, sembra oggi la più grande di sempre.

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