Hunter Schafer, attrice di Euphoria e volto della fragranza Angel di Mugler dal 2023, ha raccontato in un’intervista pubblicata nelle ultime ore da ELLE i suoi prossimi progetti, da Blade Runner 2099 al film Cry to Heaven di Tom Ford, soffermandosi anche su memoria, profumi e sul finale del personaggio di Jules. Ne è uscito un ritratto molto personale, a tratti disordinato come capita nelle conversazioni vere, in cui la star americana lega gli odori ai ricordi più intimi: il deodorante del primo amore, il sapone di un asilo nel New Jersey, la lacca nei trailer di Euphoria.
Hunter Schafer tra Mugler, Blade Runner 2099 e i nuovi set
Per Hunter Schafer, 27 anni, il momento è fitto. Da una parte c’è la campagna per Angel Blush Eau de Parfum, nuova estensione della linea Mugler; dall’altra, un’agenda di lavoro che comprende la serie tv Blade Runner 2099 e Cry to Heaven, adattamento del romanzo pubblicato da Anne Rice nel 1982. L’attrice, già vista anche in Mother Mary, ha lasciato filtrare poco sul nuovo capitolo dell’universo fantascientifico, ma qualcosa l’ha detta: “Ho visto il primo episodio”, ha spiegato, aggiungendo di essere “molto felice” perché il progetto “si sente ancora parte della famiglia Blade Runner”, pur aprendo una fase nuova.
Sul fronte profumo, Schafer si è soffermata sul posizionamento di Angel Blush all’interno della collezione. Lo ha definito un accordo gourmand e legnoso, con latte di mandorla, muschio e sandalo, capace di tenere insieme femminile e maschile in modo “intimo” e vicino alla pelle. È una descrizione che si salda con il ruolo di testimonial, ma anche con un discorso più personale sull’identità: per l’attrice, la bellezza serve a portare all’esterno ciò che si sente dentro, e la fragranza, più di altri strumenti, aiuta a costruire una presenza.
I ricordi negli odori: il primo amore, il New Jersey, la madre
La parte più viva dell’intervista resta però quella legata alla memoria olfattiva. Quando le viene chiesto quale odore associ al primo amore, Schafer risponde senza girarci intorno: “Il suo deodorante”. Aveva 19 anni, racconta, e quel prodotto aveva un odore quasi da profumo; ancora oggi, quando lo sente “in giro”, torna con la mente a quei ricordi, che guarda “con molto affetto”.
Subito dopo arriva il capitolo casa. Schafer dice di essere cresciuta per i primi quattro anni in New Jersey e di aver frequentato una scuola materna nella chiesa dove il padre predicava. Tornata lì dopo molto tempo, è scesa nei locali dell’asilo e ha ritrovato lo stesso odore di allora, forse un sapone per le mani usato nei bagni. “Mi ha riportata indietro immediatamente”, ha confidato. Ancora più indietro, addirittura alla sua prima memoria di profumo, c’è invece la madre: oggi indossa Angel, ma già anni fa, quando si preparava per una cena o per andare in chiesa, lasciava il bagno di casa impregnato di quella scia.
C’è spazio anche per il crepacuore, raccontato senza grandi pose. In quei momenti, dice Schafer, bisogna “starci dentro” e rallentare; lei ricorda soprattutto l’abitudine di accendere incenso in casa, anche se non sa più dire quale fosse. E poi il cambiamento, associato a un odore molto meno romantico: la lacca per capelli dei camerini, quella che avvolge i trailer quando cambiano i team di trucco e parrucco da un set all’altro. A volte, se ne risente una usata nella prima stagione di Euphoria, il salto nel tempo è immediato.
Euphoria, i quadri di Jules e la teoria su Rue “all’inferno”
Un passaggio atteso dai fan riguarda proprio Euphoria, e in particolare i dipinti di Jules visti nell’ultima stagione. Schafer chiarisce un punto che circolava da giorni online: sì, quando il personaggio disegna o dipinge, spesso è davvero lei a farlo. “C’è molto di me in Jules fin dall’inizio”, ha detto, spiegando però che il lavoro sul set ha tempi lontanissimi da quelli della pittura reale: per certi quadri aveva appena quattro o cinque ore, e in altri casi doveva rifare la stessa tela più volte per le diverse inquadrature.
Il dettaglio più interessante riguarda il famoso ritratto di Rue con sfondo rosso, interpretato da alcuni utenti come un’immagine di Rue all’inferno. Schafer non chiude la porta all’equivoco, anzi lo riconosce. “Capisco come possa essere percepito così”, ha ammesso, osservando che a rivederlo oggi lo sfondo può ricordare delle fiamme. Però il senso, nelle sue intenzioni, era un altro: voleva trasmettere qualcosa di caldo, quasi celestiale, “euforico”, non infernale. Lo precisa con nettezza, quasi a voler fermare la lettura più cupa: “Non voglio che la gente pensi che ho dipinto Rue all’inferno”.
Un solo quadro, racconta, ha richiesto più tempo del solito: il picnic painting, quello pensato come più rifinito e “ufficiale”. Per completarlo è tornata sul set in un giorno libero e ci ha passato l’intera giornata. Gli altri, invece, sono nati in fretta, a volte in dieci o venti minuti, anche per via delle riprese su pellicola e del metodo di lavoro di Sam Levinson, che lasciava girare la camera mentre lei dipingeva.
L’addio a Jules e l’idea di “divine femininity”
Sul finale di Jules, Schafer resta prudente, ma non fredda. Lo definisce “complicato e sfumato”, e dice che salutare un personaggio conosciuto e amato fin dall’adolescenza non è stato semplice. Eppure, aggiunge, la direzione della storia spetta agli sceneggiatori e a chi la costruisce dietro le quinte; il suo compito, semmai, è arrivare sul set e dare vita a Jules nel modo più sincero possibile.
La conversazione si chiude su un terreno più intimo, quello che Schafer chiama “divine femininity”. Per lei è una presenza da portare nelle interazioni quotidiane, un modo di sentirsi nel proprio corpo e nello spazio. Non la presenta come una formula astratta, piuttosto come qualcosa di innato, emerso nel tempo anche “di fronte all’opposizione”. In questo quadro, il profumo diventa quasi un’estensione della persona: non semplice accessorio, ma strumento per rendere visibile, o almeno percepibile, un’identità che parte da dentro. Ed è forse qui che l’intervista trova il suo punto più chiaro: tra set, campagne e nuovi ruoli, Hunter Schafer continua a raccontarsi partendo da dettagli minimi, un odore, una stanza, una scia rimasta addosso.








