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Amore da film o red flag? I segnali tossici nelle coppie cult che ci erano sfuggiti

Due persone sul divano discutono davanti alla TV sfocata con una coppia sullo schermo e una carta rossa sul tavolo
Una coppia guarda una scena romantica in TV e ne discute, con una carta rossa sul tavolino come simbolo dei segnali d’allarme.

A luglio 2026, in Italia, la Fondazione Libellula ha riportato al centro del dibattito un tema che riguarda chi guarda serie e film da anni — le relazioni raccontate dal cinema e dalla tv — chiedendo, con il gioco “Amore o Red Flag?” inserito nella Settimana imprevista, di rileggere alcune coppie celebri per capire quali comportamenti oggi possano suonare come campanelli d’allarme. L’idea è semplice, eppure punge: storie che per molto tempo sono state vendute come romantiche, alla prova dei linguaggi di oggi, mostrano crepe evidenti. Non si tratta di processare personaggi di finzione, ma di osservare meglio ciò che abbiamo applaudito, imitato, a volte persino idealizzato.

Red flag nelle serie tv, perché le coppie cult oggi si guardano diversamente

Il punto da cui parte Fondazione Libellula è culturale prima ancora che sentimentale: molte narrazioni popolari hanno insegnato a leggere come passione ciò che, in una relazione reale, potrebbe assomigliare a instabilità, controllo o assenza di responsabilità. Nella Settimana imprevista — il progetto editoriale che affronta temi come stereotipi di genere, linguaggio, diritti e rappresentazione — il gioco invita a collegare alcune coppie del piccolo e grande schermo ai segnali che oggi chiameremmo red flag. La domanda, detta in modo meno teorico, è questa: se vedessimo certi comportamenti fuori dallo schermo, li troveremmo ancora desiderabili? Spesso no. E solo allora si capisce quanto la fiction, per anni, abbia normalizzato il tira e molla, il silenzio punitivo, la gelosia scambiata per intensità.

Da Carrie e Mr. Big a Blair e Chuck, l’incertezza non è romanticismo

Uno degli esempi più facili da riconoscere resta quello di Carrie Bradshaw e Mr. Big in Sex and the City: una storia fatta di rotture ricorrenti, ritorni improvvisi, promesse mancate e tempi sempre decisi da lui. Sullo schermo funzionava come una grande storia d’amore irrisolta; vista oggi, invece, mette in fila un elemento che gli esperti segnalano spesso, cioè la incertezza continua. Una relazione che ti lascia appesa, che arriva e scompare, che chiede attesa senza dare chiarezza, non è per forza profonda. Può essere solo sbilanciata. “L’amore non si misura da quante volte qualcuno torna”, è il senso della riflessione rilanciata dalla Fondazione, “ma da quanto resta con continuità e rispetto”.

Lo stesso discorso, con sfumature diverse, può valere per Blair Waldorf e Chuck Bass in Gossip Girl, coppia amatissima e molto citata online ogni volta che si parla di dinamiche tossiche nella fiction. Tra i due il racconto insiste su giochi di potere, manipolazione emotiva, vendette, prove di lealtà e scambi affettivi spesso condizionati. A tratti seducente, certo, ma anche segnato da un’idea piuttosto fragile di legame: se per stare insieme bisogna ferirsi, mettersi alla prova di continuo, dominare o cedere, allora il problema non è il carattere “complicato” della coppia. È proprio il modello.

Comunicazione assente, squilibri e responsabilità evitate: i segnali più comuni

Nel lavoro di educazione alle relazioni che associazioni e centri di ascolto portano avanti da anni, le red flag non coincidono sempre con gesti eclatanti. Molto più spesso si nascondono nei dettagli: sparire senza spiegazioni, usare il silenzio come punizione, sminuire i bisogni dell’altra persona, trasformare ogni confronto in una colpa altrui. Anche nelle storie di finzione succede spesso. Ci sono partner che non parlano, altri che parlano troppo ma non ascoltano, altri ancora che chiedono comprensione infinita senza assumersi un pezzo di responsabilità. È lì, in quel momento, che la sceneggiatura romantica comincia a scricchiolare.

La relazione sana, spiegano da tempo psicologi ed educatori che si occupano di questi temi, non è quella priva di conflitti ma quella in cui esistono reciprocità, confini, ascolto e affidabilità. Per questo oggi si guarda con maggiore diffidenza a coppie costruite su forti asimmetrie di potere — economico, sociale, emotivo — o su una continua negoziazione del rispetto. Il fatto che due personaggi siano belli, iconici, ben vestiti o irresistibili nei dialoghi non cambia il nocciolo della questione. La forma seduce; la sostanza, a volte, racconta altro.

Il successo del gioco di Fondazione Libellula e la riflessione sul linguaggio sentimentale

Il merito del format lanciato da Fondazione Libellula sta proprio qui: usare un tono leggero, quasi da quiz, per aprire una discussione seria su come impariamo ad amare. La Settimana imprevista, disponibile anche online, prende materiali quotidiani — parole, immagini, abitudini — e li rimette in circolo con una domanda in più. Nel caso delle coppie del cinema e della tv, l’effetto è immediato perché tocca memorie condivise: chi non ha avuto una coppia preferita, una reunion sperata, un finale atteso per stagioni? Eppure rivedere quelle storie con altri strumenti, oggi, significa anche accettare che una parte del romanticismo a cui siamo stati abituati poggiava su modelli poco salutari.

Non è un invito a smettere di amare la fiction, né a riscrivere ogni classico con la penna rossa. Piuttosto, è un modo per distinguere meglio tra narrazione coinvolgente e relazione desiderabile. Lo schermo può permettersi ambiguità, eccessi, persino contraddizioni. La vita reale, molto meno. Per questo il gioco funziona: diverte, certo, ma lascia addosso una domanda semplice e scomoda. Se quella storia capitasse a un’amica, la chiameremmo ancora amore?

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