A Berlino, sabato 18 luglio, il deputato conservatore Jens Spahn, uno dei volti più noti della Cdu e capogruppo della maggioranza di governo al Bundestag, si è dimesso dopo le polemiche scoppiate per il ricorso a una maternità surrogata negli Stati Uniti per avere un figlio con il marito Daniel Funke, scelta finita sotto accusa perché in Germania la gestazione per altri è vietata e lo stesso Spahn, negli anni scorsi, aveva difeso quel divieto. In una nota diffusa in mattinata, l’ex ministro della Salute, 46 anni, ha scritto che la sua “felicità personale” e la guida del gruppo parlamentare non erano più compatibili. Una frase asciutta, ma pesante. Poco dopo è arrivata la presa d’atto del cancelliere Friedrich Merz, leader della Cdu: decisione “giusta” e, ha aggiunto sui social, “inevitabile”.
Spahn si dimette dopo il caso maternità surrogata
La crisi politica si è consumata in pochi giorni, da quando Spahn aveva reso pubblico di essere diventato padre insieme al compagno. Non era il fatto familiare in sé a dividere il mondo politico tedesco, quanto il nodo della coerenza politica: crescere in Germania un bambino nato da surrogata all’estero è consentito, ma la pratica resta proibita sul territorio nazionale e punita, secondo la normativa vigente, con fino a tre anni di carcere o una multa. “Ho capito che l’equilibrio tra la mia decisione privata e le aspettative legate al mio incarico è diventato più grande di quanto immaginassi”, ha spiegato Spahn, lasciando intendere che la pressione, dentro e fuori il partito, era ormai diventata ingestibile. Eppure, nel suo messaggio, ha anche chiesto di “restare umani nei toni”, segno che il livello dello scontro pubblico — parole sue — lo aveva colpito più del previsto.
La posizione della Cdu e il problema della credibilità
Il punto, per la Cdu, è politico prima ancora che personale. A febbraio il partito aveva riaffermato formalmente il proprio sostegno al divieto di maternità surrogata, e nel 2020 lo stesso Spahn, allora ministro della Salute, aveva respinto la proposta dei liberali della Fdp di allentare il bando. Ancor prima, nel 2015, aveva scritto di trovare difficile accettare l’idea di un “utero in affitto”, formula che in Germania continua ad avere un peso simbolico forte, anche nel lessico del centrodestra. Per questo Merz, senza giri di parole, ha legato il caso alla “credibilità”, definendola il bene più prezioso in politica. Una linea condivisa anche da Alexander Hoffmann, capogruppo della Csu, che secondo i media tedeschi assumerà ad interim le funzioni di Spahn: la sua decisione, ha detto, “merita il massimo rispetto”. Frase misurata, ma il segnale era chiaro già da ore.
Un caso che pesa sugli equilibri interni e sulle elezioni
Le dimissioni arrivano in un momento delicato per il cancelliere e per l’Unione cristiano-democratica. I sondaggi, nelle ultime settimane, hanno mostrato una fase complicata per Merz, mentre in autunno sono previste importanti elezioni regionali e nella Sassonia-Anhalt l’ultradestra dell’AfD punta apertamente a una maggioranza assoluta: sarebbe la prima volta, dalla fine della Seconda guerra mondiale, per una forza di estrema destra al governo di un Land. In questo quadro, il caso Spahn rischiava di diventare carburante politico. Il giornalista Christian Wölfel, intervenendo su BR24, ha scritto che uno dei rappresentanti più potenti del Paese stava usando un’opzione negata a molte coppie senza figli in Germania, confermando così — poco prima del voto nell’est — la narrazione dei gruppi radicali contro le élite. Solo allora il tema privato è diventato, del tutto, una questione elettorale.
La lettura politica: rivalità nella Cdu e il quadro europeo
Dietro la vicenda, osservano alcuni commentatori tedeschi, c’è anche la partita interna alla Cdu. Spahn è considerato da anni una figura influente del partito e ha superato altri passaggi difficili, ma questa volta il costo politico è apparso troppo alto. Secondo la giornalista Eva Fischer, che ha scritto sul quotidiano Taz, Merz potrebbe non aver visto con dispiacere l’uscita di scena di un dirigente che “non ha mai nascosto le sue ambizioni per la cancelleria”. In politica, ha osservato, chi può diventare una minaccia spesso viene neutralizzato prima. È una lettura, non una prova, ma a Berlino circola da ore. Sullo sfondo resta poi il contesto europeo: Francia, Spagna e Italia vietano a loro volta la gestazione per altri, seppure con regole diverse. In Francia, però, la Corte di Cassazione ha stabilito questo mese che i bambini nati all’estero da surrogata debbano essere riconosciuti legalmente come figli dei genitori intenzionali; in Italia, invece, dal 2024 è reato anche andare all’estero per ricorrervi, scelta voluta dal governo di Giorgia Meloni. La Germania, per ora, resta nel mezzo: divieto interno, riconoscimento possibile all’estero. Ed è proprio questa frattura, politica e giuridica insieme, ad aver travolto Spahn.








