Kevin Keegan, ex capitano e ct dell’Inghilterra, è morto a 75 anni nelle scorse ore, dopo aver reso nota a giugno una diagnosi di tumore al quarto stadio; lo ha confermato la famiglia, spiegando che l’ex attaccante si è spento circondato dalla moglie e dalle figlie. La notizia arriva dal Regno Unito e chiude la parabola di uno dei volti più riconoscibili del calcio inglese, bandiera di Liverpool e Newcastle, due volte Pallone d’Oro e poi allenatore di club e nazionale.
Morte di Kevin Keegan, il messaggio della famiglia
In una nota diffusa a nome dei familiari, la famiglia Keegan ha spiegato che l’ex calciatore era “circondato dalla moglie e dalle figlie nei suoi ultimi momenti”, chiedendo allo stesso tempo “spazio e privacy” in una fase che ha definito molto difficile. Già a gennaio era stato reso noto che Kevin Keegan era sottoposto ad accertamenti per “persistenti sintomi addominali”, mentre a giugno era stato lui stesso ad ammettere, senza troppi giri di parole, di avere un cancro al quarto stadio, cioè la forma più avanzata della malattia, con diffusione in altre parti del corpo. Nello stesso messaggio, la famiglia ha ricordato Keegan come “marito, padre e nonno molto amato” e ha ringraziato il suo “incredibile team medico” per il sostegno ricevuto nelle ultime settimane.
La carriera di Kevin Keegan tra Liverpool, Amburgo e Inghilterra
Il nome di Kevin Keegan resta legato prima di tutto a una carriera da giocatore lunga e piena di trofei, costruita tra Scunthorpe United, Liverpool, Amburgo, Southampton e Newcastle. Con il Liverpool, tra il 1971 e il 1977, vinse tre campionati inglesi, una Coppa dei Campioni, due Coppe Uefa e una FA Cup; poi, in Germania, contribuì al titolo dell’Amburgo in Bundesliga e conquistò per due anni di fila il Pallone d’Oro, nel 1978 e nel 1979. Un risultato che, ancora oggi, lo colloca in una cerchia ristretta: Keegan è infatti uno dei pochi calciatori inglesi ad aver alzato il premio individuale più noto del calcio europeo. Con la maglia della nazionale inglese disputò 63 partite e segnò 21 gol tra il 1972 e il 1982; numeri solidi, eppure non dicono tutto del suo peso, del modo in cui trascinava le squadre, della presenza che aveva in campo anche nei giorni più storti.
L’eredità da allenatore: Newcastle, Fulham, Inghilterra e Manchester City
Se da calciatore aveva lasciato un segno netto, da allenatore Kevin Keegan è entrato ancora più in profondità nell’immaginario di Newcastle. Fu lui, infatti, a guidare il club alla promozione in Premier League nel 1992-93, e poi al secondo posto nel 1995-96 con quella squadra passata alla storia come “The Entertainers”, ricordata per il gioco aperto, i ritmi alti, le partite larghe, spesso anche un po’ folli. Più tardi allenò anche Fulham, la stessa Inghilterra dal febbraio 1999 all’ottobre 2000, e il Manchester City tra il 2001 e il 2005, contribuendo – come ha ricordato il club – a gettare le basi della sua stabilità in Premier League. Tornò infine al Newcastle nel 2008 per un’esperienza breve, appena otto mesi, ma sufficiente a riaccendere un legame che, in città, non si è mai davvero spento. Non a caso, quando Eddie Howe arrivò sulla panchina bianconera nel 2021, cercò il confronto con lui per capire meglio l’ambiente, la pressione, il carattere della piazza.
I messaggi di Newcastle, Liverpool e Alan Shearer
Il cordoglio del mondo del calcio è arrivato quasi subito. Il Newcastle United ha definito Kevin Keegan “una delle figure più iconiche, influenti e amate nella storia del club”, aggiungendo che è stato “più di un calciatore e di un allenatore leggendario”, quasi “il cuore pulsante del Newcastle United” per generazioni di tifosi. Anche il Liverpool ha voluto ricordarlo, sottolineando come il suo “spirito indomabile” e il suo contributo resteranno impressi nella storia del club, mentre Inghilterra e Manchester City hanno espresso vicinanza alla famiglia. Tra i messaggi più personali c’è quello di Alan Shearer, che fu allenato da Keegan sia nel Newcastle sia nella nazionale inglese: “My Hero. My manager. My friend. Sleep easy Boss”, ha scritto sui social. Poche parole, molto dirette. E in fondo bastano quelle a restituire il posto che Kevin Keegan ha avuto nel calcio inglese: non solo nei risultati, ma nella memoria di chi lo ha visto giocare, allenare, parlare, sbagliare e poi ripartire.








