Almeno 12 palestinesi sono stati uccisi nelle ultime ore nella Striscia di Gaza, tra Gaza City e le aree a sud, in tre distinti attacchi aerei israeliani avvenuti tra la notte e il pomeriggio di martedì 21 luglio, secondo quanto riferito da medici locali; tra le vittime, hanno spiegato le stesse fonti, ci sono sei membri della famiglia al-Masri, morti in un appartamento colpito nel quartiere occidentale di al-Sabra, mentre l’esercito israeliano ha detto che l’obiettivo dell’operazione era un militante di Hamas e che sono ancora in corso verifiche sugli esiti del raid.
Raid su Gaza City, uccisa una famiglia di sei persone
Le immagini diffuse nelle ore successive mostrano l’appartamento dei al-Masri in fiamme, nel quartiere di al-Sabra, a ovest di Gaza City. A parlare è stato il fratello di Firas al-Masri, che alla BBC ha raccontato una scena secca, quasi senza fiato: Firas, la moglie Salsabeel e i loro quattro figli — Faryal, Salma, Amira e Naim — sarebbero morti bruciati all’interno dell’abitazione. Un racconto ancora da verificare in modo indipendente, ma che coincide con quanto riferito dai soccorritori palestinesi intervenuti sul posto durante la notte.
Dal lato israeliano, la risposta è arrivata con una formula prudente. Le Forze di difesa israeliane hanno sostenuto che il bersaglio dell’attacco fosse un operativo di Hamas, aggiungendo di stare “esaminando i risultati del colpo”. Nessun nome, per ora. E nessuna indicazione pubblica su eventuali misure adottate per limitare il rischio per i civili presenti nell’edificio.
Gli altri due attacchi e il bilancio delle vittime
Nel pomeriggio di martedì, secondo i media palestinesi che citano fonti mediche, altre quattro persone sono morte in un nuovo attacco aereo israeliano contro una casa nella zona di al-Samar, nel centro di Gaza City. Poco dopo, altre due vittime sarebbero state registrate in un raid con drone contro un veicolo nell’area di al-Zahra, a sud della città. Su questi ultimi due episodi, l’esercito israeliano non ha ancora rilasciato commenti ufficiali.
Il quadro, insomma, resta frammentato e difficile da ricostruire in tempo reale. I numeri circolano prima nei corridoi degli ospedali, poi nelle note delle agenzie, solo allora arrivano eventuali repliche militari. In base ai dati del ministero della Salute di Gaza, controllato da Hamas, dall’entrata in vigore del cessate il fuoco dello scorso ottobre sarebbero stati uccisi almeno 1.168 palestinesi in attacchi israeliani, mentre quattro soldati israeliani sarebbero morti in attacchi palestinesi nella Striscia nello stesso periodo.
La denuncia dell’Onu e i timori sul diritto umanitario
Martedì è intervenuto anche l’Ufficio delle Nazioni Unite per i diritti umani, che ha condannato la recente intensificazione delle operazioni militari israeliane a Gaza. Il portavoce Thameen Al-Kheetan ha dichiarato che tra il 13 e il 20 luglio almeno 57 palestinesi, tra cui sei bambini e otto donne, sono stati uccisi in attacchi contro edifici residenziali, un campo di tende per sfollati e altre zone densamente popolate.
Un dato, più degli altri, viene indicato dall’Onu come elemento di allarme: 34 di queste persone sarebbero state uccise “lontano” dalla cosiddetta Yellow Line, la linea che delimita le aree della Striscia sotto controllo delle forze israeliane. “Nove mesi dopo l’annuncio di un cessate il fuoco, nessun luogo è sicuro per i palestinesi a Gaza”, ha detto Al-Kheetan. E ancora: l’uccisione di civili, ha aggiunto, “solleva preoccupazioni per continue violazioni del diritto internazionale umanitario, crimini di guerra e altri possibili crimini atroci”. Parole pesanti, che segnano un altro passaggio nella pressione diplomatica su quanto accade nella Striscia.
Il contesto della guerra tra Israele e Hamas
Negli ultimi giorni l’esercito israeliano ha annunciato una serie di attacchi mirati contro membri di gruppi armati palestinesi che, secondo Israele, avrebbero preso parte o sarebbero collegati all’attacco del 7 ottobre 2023 guidato da Hamas. In quell’azione, secondo il bilancio israeliano più volte ribadito dal governo, furono uccise circa 1.200 persone e 251 vennero prese in ostaggio.
Da allora, la risposta di Israele si è tradotta in una vasta campagna militare nella Striscia di Gaza. Il bilancio complessivo delle vittime palestinesi ha superato, secondo il ministero della Salute di Gaza, quota 73.290 morti. Sono cifre che non possono essere verificate in modo indipendente in ogni singolo dettaglio, eppure restituiscono la dimensione di una guerra lunga, irregolare, che continua a colpire quartieri abitati, strade, veicoli, tende. E case di famiglia.








