Sulle strade italiane, da mesi, il sorpassometro sta cambiando il modo in cui vengono contestate le infrazioni: il dispositivo, installato nei tratti più a rischio e autorizzato dalle prefetture, rileva i sorpassi vietati e può far scattare una multa recapitata anche settimane dopo, non per eccesso di velocità ma per una manovra giudicata pericolosa. Succede soprattutto su curve cieche, dossi e rettilinei extraurbani dove un’auto rallenta, quella dietro azzarda, e solo allora arriva il problema. Non sempre subito.
Cos’è il sorpassometro e come funziona sulle strade italiane
Il sorpassometro non è un autovelox, e qui nasce il primo equivoco. Non misura i chilometri orari, non fotografa semplicemente chi corre: osserva invece la manovra di sorpasso, la registra attraverso telecamere e sensori e trasmette le immagini agli agenti competenti, che poi verificano l’infrazione prima di procedere con il verbale. In altre parole, il dispositivo fa da testimone elettronico, ma la sanzione non parte in automatico.
Il modello più recente, indicato come SV3, usa anche sistemi basati su reti neurali capaci di leggere il flusso video e isolare, in mezzo a migliaia di fotogrammi, la sequenza ritenuta rilevante. È un passaggio tecnico, certo, ma ha un effetto molto concreto per chi guida: quel sorpasso fatto in pochi secondi, magari convinti che la strada fosse libera, può essere ricostruito fotogramma per fotogramma. Eppure, da solo, l’apparato non basta.
Per l’installazione serve infatti un’autorizzazione del Prefetto, non una scelta discrezionale dell’ente locale. Il Codice della Strada, nei fatti, consente l’uso di questi sistemi solo in punti dove il rischio di incidente sia documentato: curve con scarsa visibilità, dossi, tratti extraurbani con limite fino a 90 km/h. Luoghi precisi, non ovunque.
Multe e punti patente: quanto costa un sorpasso vietato
Sul piano economico, il conto può essere pesante. L’articolo 148 del Codice della Strada prevede per il sorpasso vietato una sanzione da 167 a 665 euro, con la decurtazione di 10 punti dalla patente; se però la manovra avviene in prossimità di curve, dossi o incroci, l’importo sale fino a 1.308 euro. Di notte, tra le 22 e le 7, c’è poi l’aumento di un terzo. Una forbice ampia, che fa differenza.
Ci sono poi i casi più delicati, quelli dei neopatentati. In presenza di recidiva entro due anni, spiegano le norme, si può arrivare anche alla sospensione della patente. Non è un’ipotesi remota, soprattutto nei tratti dove il sorpasso viene tentato per fretta o per abitudine, magari su una statale apparentemente vuota.
Diversa, e non secondaria, la situazione di chi oltrepassa soltanto la linea continua senza realizzare un vero sorpasso. In quel caso la sanzione è più contenuta e comporta la perdita di 2 punti. È una distinzione tecnica, sì, ma davanti a un verbale può cambiare parecchio: importo, punti, conseguenze future.
Ricorso contro la multa del sorpassometro: tempi e motivi possibili
Ricevere una multa dal sorpassometro non significa rinunciare subito a difendersi. Il ricorso può essere presentato al Prefetto entro 60 giorni dalla notifica oppure al Giudice di Pace entro 30 giorni. Serve però una contestazione fondata, non improvvisata, perché il semplice dissenso sulla ricostruzione dei fatti spesso non basta.
Tra i motivi ritenuti più solidi rientrano la segnaletica poco chiara sulla presenza del dispositivo, oppure l’eventuale mancanza della necessaria omologazione tecnica. Sono aspetti che i legali guardano subito, insieme alla corretta autorizzazione prefettizia e alla documentazione allegata al verbale. Dettagli, sulla carta. In tribunale, no.
Secondo le prime ricostruzioni emerse nei casi già discussi, proprio su questi punti si gioca gran parte del contenzioso: non tanto l’idea di fondo del controllo, quanto la sua applicazione concreta. È lì che si misura il confine fra sicurezza stradale e diritto di difesa dell’automobilista.
Il caso Acquappesa sulla Statale 18 e il nodo della legittimità
La vicenda più citata, negli ultimi mesi, è quella di Acquappesa, in provincia di Cosenza. Qui il sorpassometro SV3 è stato installato sulla Statale 18 nell’agosto 2025, con l’obiettivo di contrastare i sorpassi azzardati in un tratto considerato ad alta incidentalità. Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, a marzo 2026, avrebbe poi chiarito la piena legittimità del dispositivo, richiamando anche una pronuncia della Corte Suprema. Ma la partita, in quel momento, non si è chiusa.
A maggio 2026, infatti, il Giudice di Pace di Paola ha accolto i ricorsi di sei automobilisti, annullando le rispettive multe. Una decisione che ha riaperto il dibattito, anche fuori dalla Calabria, sulla tenuta giuridica di questi strumenti e sulla correttezza delle procedure di contestazione. Il Comune di Acquappesa, convinto della validità tecnica dell’impianto, ha reagito impugnando tutte le sentenze di primo grado sfavorevoli e stanziando 462 euro per un primo blocco di procedimenti legali.
È un caso locale, ma racconta bene una questione nazionale. Da una parte c’è la richiesta di più controlli sulle strade, soprattutto dove gli incidenti sono frequenti; dall’altra restano aperti i temi dell’omologazione, della segnalazione preventiva e della possibilità, per chi riceve il verbale, di contestare una ricostruzione fatta settimane prima. Il sorpassometro, insomma, è già entrato nella quotidianità di molti automobilisti. E il suo perimetro, tra tecnologia e norme, è ancora in movimento.








