A New York, martedì, un esemplare di Tyrannosaurus rex di 67 milioni di anni soprannominato Gus è stato venduto da Sotheby’s per 37,4 milioni di sterline — circa 50,1 milioni di dollari — diventando così il dinosauro più costoso mai battuto all’asta; il nome dell’acquirente, almeno per ora, non è stato reso noto, mentre l’interesse attorno al fossile si spiega con la sua rarità, con lo stato di conservazione e con un mercato dei reperti naturali che da tempo attira collezionisti molto facoltosi.
Il T. rex Gus venduto da Sotheby’s a un prezzo record
Il risultato raggiunto nella sala di Sotheby’s a New York ha superato il precedente primato registrato nel 2024 da uno stegosauro, ed è il primo caso in cui un fossile di dinosauro oltrepassa la soglia dei 50 milioni di dollari. Gus, alto più di 4 metri — oltre 12 piedi — viene descritto dalla casa d’aste come uno degli esemplari di T. rex “più completi” mai rinvenuti: è stato recuperato infatti oltre il 60% delle ossa, una percentuale che, in paleontologia, fa la differenza. Non è un dettaglio da addetti ai lavori. Quando i resti sono così estesi, cambia tutto: il valore scientifico, il richiamo mediatico, persino la possibilità di esporli in modo stabile in un museo o in una collezione privata.
Dove è stato trovato Gus e perché il fossile è così raro
Il fossile di Gus era stato scoperto nel 2021 in un ranch remoto del South Dakota, negli Stati Uniti, e gli scavi sono andati avanti per tre estati, dal 2021 al 2023, cioè nei mesi in cui il terreno scongelato permetteva di lavorare davvero sul sito. Solo allora è iniziata la seconda parte, più lenta e meno visibile: altri tre anni di laboratorio per ricomporre lo scheletro, studiare i frammenti, consolidare le parti più fragili. Da quel lavoro, ha spiegato Sotheby’s, sono emersi elementi che rendono l’esemplare ancora più interessante: il cranio presenta segni di morsi, mentre alcune costole mostrano fratture guarite quando l’animale era ancora in vita. Ferite, insomma, sopravvissute al tempo. Secondo la ricostruzione fornita dagli specialisti, potrebbero essere state riportate durante attività di carognaggio oppure in uno scontro con altri dinosauri, forse della stessa specie.
Le reazioni di Sotheby’s e il dibattito tra scienza e collezionismo
“È davvero notevole vedere un livello simile di interesse pubblico”, ha detto Cassandra Hatton, responsabile mondiale per scienza e storia naturale di Sotheby’s, sottolineando come aste di questo tipo finiscano per riportare i dinosauri dentro la conversazione pubblica. Hatton ha aggiunto che, a suo giudizio, l’attenzione generata da vendite del genere può avere effetti positivi: “più persone andranno nei musei”, ha spiegato, e il tema della storia naturale tornerà a circolare anche fuori dagli ambienti specialistici. Eppure il punto resta controverso. Alcuni scienziati, sentiti dalla BBC, leggono il caso Gus come il segnale di una fase nuova, in cui il collezionismo dei super ricchi potrebbe pesare sempre di più sul destino dei grandi fossili. Da una parte c’è chi osserva che senza investimenti privati molti recuperi non partirebbero nemmeno; dall’altra, non pochi ricercatori temono che reperti così importanti possano finire lontano dall’accesso pubblico e dalla ricerca condivisa.
Che cosa può succedere ora: museo o collezione privata
Per il momento non si sa chi abbia acquistato Gus, né se il nuovo proprietario intenda esporlo, prestarlo o tenerlo in una sede privata. I precedenti, però, raccontano che le strade possibili sono diverse. Apex, lo stegosauro che deteneva il record prima di questa vendita, è stato concesso in prestito per quattro anni all’American Museum of Natural History dal suo proprietario, il miliardario Kenneth Griffin. È un passaggio che pesa anche nella discussione attuale: comprare non significa per forza sottrarre il fossile al pubblico. Potrebbe accadere lo stesso con Gus, anche se al momento non ci sono conferme ufficiali. Il prezzo record, ha sostenuto ancora Hatton, riflette non solo la rarità del reperto ma anche il tempo, il lavoro e le risorse necessarie per portarlo alla luce. Dentro quei 50,1 milioni di dollari, in altre parole, non c’è soltanto il fascino del Tyrannosaurus rex; ci sono anni di scavo, restauro, studio. E poi c’è un mercato che continua a crescere, silenziosamente ma con cifre sempre più alte.








