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David Jonsson di Industry sfoggia l’inedito Roadster di Cartier

Polso con orologio bicolore in acciaio e oro appoggiato alla portiera di un’auto d’epoca, auto classiche sfocate sul prato
Dettaglio al polso di un orologio bicolore accanto a una vettura d’epoca, tra auto classiche e atmosfera da festival motoristico.

Nel weekend del Goodwood Festival of Speed, nel West Sussex, l’attore britannico David Jonsson — volto di Rye Lane, Industry e Alien: Romulus — ha partecipato come giudice del Cartier Style et Luxe, raccontando poi il suo legame con il motorsport e mostrando al polso uno dei primi esemplari del nuovo Cartier Roadster, modello non ancora in vendita e atteso, secondo quanto ha spiegato lui stesso, per l’autunno. Per Jonsson, appassionato dichiarato di Formula 1, MotoGP e Superbike, l’invito aveva un peso preciso: unire due passioni, auto e orologi, in uno degli appuntamenti più seguiti dell’estate britannica.

Goodwood, David Jonsson e il debutto con Cartier

Per David Jonsson, a Goodwood, c’era anche una componente personale. “È stato incredibile, ma lo direi comunque perché amo le auto e amo Cartier”, ha detto l’attore, spiegando che si trattava della sua prima volta al Festival of Speed. Negli anni passati, ha confidato, l’evento finiva spesso per sovrapporsi al lavoro o ad altri impegni; stavolta no, e proprio per questo “l’anno giusto”, ha lasciato intendere, gli è sembrato quasi perfettamente allineato.

La presenza nella giuria del Cartier Style et Luxe, il concorso dedicato alle auto più eleganti del festival, gli ha dato una visibilità diversa dal semplice ospite. Jonsson ha ammesso di non lasciarsi impressionare facilmente dalla notorietà che circonda certi eventi, eppure — ha detto con una punta di sorpresa — collaborare con Cartier, “un marchio aspirazionale”, in un contesto così esposto, gli ha dato la misura del momento. Auto da una parte, maison francese dall’altra. In mezzo, lui.

Il nuovo Cartier Roadster al polso

A catturare l’attenzione, durante il festival, è stato anche l’orologio: un nuovo Cartier Roadster non ancora lanciato sul mercato, indossato da Jonsson in una versione media bicolore, in oro giallo 18 carati e acciaio. La linea Roadster, presentata per la prima volta nel 2002, torna ora con un’impostazione aggiornata, più raffinata nei dettagli e, almeno nelle intenzioni del brand, più comoda ed elegante rispetto al passato.

Jonsson ha raccontato di apprezzare gli orologi che hanno “una storia dietro”, e proprio questo, ha spiegato, lo ha colpito del nuovo Roadster Cartier. Tra gli elementi che preferisce ha citato il quadrante ispirato al faro di un’auto, dettaglio che lega il modello all’immaginario delle corse senza rinunciare alla pulizia estetica tipica della maison. “Indosso quello che piace a me, non per funzione e non per gli altri”, ha detto. Una frase semplice, quasi buttata lì, ma coerente con la scelta di una cassa media: non troppo grande, “giusta per l’outfit”.

La passione per motori e velocità

La passione per il motorsport, nel suo caso, non è una trovata recente. Jonsson ha spiegato di averla avuta “da sempre”, anche se in famiglia — ha ammesso sorridendo — non tutti la capiscono fino in fondo. “Sono persone molto avverse al pericolo”, ha raccontato, mentre lui, al contrario, tende ad avvicinarsi proprio a ciò che è veloce, instabile, difficile da domare.

Non solo Formula 1, quindi, ma anche MotoGP e Superbike, seguite con un interesse che va oltre il tifo occasionale. C’è qualcosa, nelle macchine e nelle moto portate al limite, che Jonsson riconosce come familiare: “Mi sono sempre piaciute le cose veloci e le cose che devi imparare a domare”. Poi l’inciso, quasi inatteso: “Mi sento così anche con i cavalli”. Una risposta laterale, un po’ ruvida, che però restituisce bene il tono dell’attore quando esce dalla promozione pura e parla per associazioni.

I nuovi film, da The Chaperones a Please

Sul fronte del cinema, David Jonsson ha confermato l’arrivo di The Chaperones, film targato A24 in cui recita accanto a Cooper Hoffman, Paul Dano, Billy Barratt, Daniel Deadwyler e Alfred Molina. Ne ha parlato con cautela, senza sbilanciarsi troppo sulla trama, definendolo però — anche scherzandoci sopra — una sorta di “crime-comedy-drama americano”. Il punto, per lui, è un altro: un film che prova a non essere una cosa sola, capace di far ridere e, subito dopo, cambiare tono.

Centrale, nel racconto, è anche il ritorno sul set con Cooper Hoffman, già conosciuto durante The Long Walk. Jonsson ha detto di avere una certa nostalgia dell’Old Hollywood, non tanto per il mito in sé quanto per l’idea che gli attori potessero lavorare più volte insieme, costruendo intese e rivalità creative. “Andare per un secondo round sul ring con Cooper è stato tutto”, ha spiegato, usando una metafora pugilistica per raccontare un rapporto professionale che, a suo dire, li ha spinti oltre rispetto alla prima collaborazione.

Guardando avanti, l’attore ha citato anche Please, nuovo progetto diretto da Halina Reijn, la regista di Babygirl, con Gracie Abrams, Connor Storrie e Tom Burke nel cast. Più di questo, ha lasciato intendere, per ora non può dire. Quando invece si tratta di indicare il titolo più importante del suo percorso, Jonsson non ha dubbi: Rye Lane. “Ci torno sempre”, ha spiegato, ricordando il peso che quel film ha avuto nel mostrare sullo schermo Black love e Black joy ambientati a Peckham, nel sud di Londra. Ecco perché, tra i lavori già fatti, resta quello a cui è più legato.

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