Lifestyle

Bratz, 25 anni da icone ribelli contro la perfezione di Barbie

Bambole in stile Y2K con bozzetti di moda, campioni di tessuto, microfono e smartphone su un tavolo luminoso
Bambole fashion e bozzetti su un tavolo backstage: l’estetica Y2K e l’eredità pop celebrata nell’articolo sui 25 anni di Bratz.

A Cannes, dove in questi giorni sta raccontando i 25 anni di Bratz, Jasmin Larian Hekmat, presidente e direttrice creativa del marchio, ha ripercorso la nascita della linea di bambole lanciata nel 2001 da MGA Entertainment, spiegando come da alcuni schizzi visti da bambina sia nato un fenomeno pop capace di attraversare generazioni, rilanciato oggi da una nuova collector doll, Gaia, e da una strategia che guarda a moda, podcast e social media.

Dagli schizzi del 2000 al debutto delle Bratz

Per Jasmin Larian Hekmat, tutto comincia nel 2000, quando aveva appena dodici anni e vide i disegni realizzati da Carter Bryant per suo padre, Isaac Larian, fondatore di MGA Entertainment. “Ne sono rimasta completamente affascinata”, ha raccontato. Non c’erano ancora prototipi sugli scaffali, solo matita su carta, eppure in quei volti truccati, nei capelli lunghi, negli abiti streetwear e nelle scarpe platform lei riconobbe qualcosa che nel mercato delle bambole, fino a quel momento, mancava. Non la perfezione levigata di Barbie, semmai un’altra grammatica: ragazze con atteggiamento, ironia, qualche spigolo. “Ricordo perfino di aver dato un calcio sotto il tavolo a mio padre”, ha ammesso sorridendo, restituendo il clima quasi domestico di quella intuizione iniziale. Il nome Bratz, ha spiegato, fu scelto dallo stesso Bryant per ribaltare un termine usato spesso in senso negativo: da etichetta scomoda a segno di identità, quasi una rivendicazione.

Rappresentazione, identità e il personaggio di Yasmin

Nel racconto di Jasmin Larian Hekmat, il nodo centrale resta la rappresentazione. Le quattro bambole originali — Jade, Cloe, Yasmin e Sasha — furono pensate, ha spiegato, con identità culturali aperte, non rigidamente chiuse dentro una sola definizione etnica. Una scelta che, secondo la manager, ha permesso a bambine ispaniche, brasiliane, persiane e di molte altre origini di riconoscersi in quei personaggi. Il legame più personale resta quello con Yasmin, che condivide con lei il nome e parte delle radici familiari, anche se non solo. “Ama le corone di fiori, scrive poesia, è sognatrice”, ha confidato. “A volte mi chiedo se sia stata lei a ispirare me o il contrario”. Sullo sfondo c’è un tema che nel settore del giocattolo è diventato sempre più centrale negli ultimi anni: la presenza di toni di pelle diversi, tratti non uniformati, personalità meno standardizzate. Per Hekmat è anche una delle ragioni della durata del marchio: “La rappresentazione conta davvero”. Una frase semplice, quasi detta di passaggio. Ma è lì che Bratz continua a giocarsi una parte della sua attualità.

Moda Y2K, cultura pop e un’estetica tornata centrale

Le Bratz sono nate come “The Girls with a Passion for Fashion”, e la moda, nel suo racconto, non è un accessorio. È il centro. Jasmin Larian Hekmat, cresciuta in una famiglia creativa e in un ambiente segnato dalle origini iraniane, dice di aver imparato presto che vestirsi può essere una forma di linguaggio e, insieme, una protezione. “Quasi un’armatura”, ha spiegato. Da qui passa anche il successo visivo della linea: pantaloni cargo a vita bassa, crop top, make-up deciso, proporzioni accentuate, scarpe grandi, un lessico che apparteneva ai primi anni Duemila e che oggi, complice TikTok e il ritorno dell’estetica Y2K, è tornato al centro. Hekmat lo dice senza troppi giri: la moda è ciclica, e certe immagini ritornano. Eppure il caso Bratz, in questo movimento, conserva una sua particolarità. Quelle bambole non sembrano inseguire il presente; semmai, in parte, lo avevano anticipato. La forza del marchio, sostiene, è di non suggerire “puoi essere chiunque”, ma qualcosa di più diretto: “sii te stesso”. È un messaggio che negli anni ha alimentato un rapporto forte con artisti, illustratori e creator cresciuti con quelle figure dagli occhi grandi, spesso diventate per loro un primo esercizio di immaginazione.

Gaia, il 25° anniversario e la strategia per il futuro

Per celebrare il 25° anniversario, il marchio ha lanciato Gaia, una collector doll che Hekmat definisce “una dichiarazione d’amore alla moda e al brand”. Non una Bratz classica, piuttosto una figura concepita come una dea della moda, con dettagli cromati e riferimenti simbolici — dalla Valchiria alla Fenice — che alludono a resilienza e capacità di reinventarsi. In quel progetto, ha detto, c’è l’idea di un nuovo capitolo: un brand ormai adulto, con una sua autonomia creativa più definita. I piani per i prossimi mesi vanno nella stessa direzione. Collaborazioni, sviluppo della componente entertainment e lifestyle, nuove attivazioni per la community e un progetto già annunciato, il Bratz Chat Podcast, pensato per dare al marchio una voce riconoscibile nelle conversazioni su moda, creatività e cultura pop. L’obiettivo, ha spiegato Hekmat, è “incontrare i fan ovunque si trovino”, da Instagram a TikTok, senza perdere quel tono ironico che da sempre accompagna il brand. In fondo, è anche questo il punto: dopo un quarto di secolo, Bratz continua a non presentarsi solo come una linea di bambole, ma come un immaginario preciso. Più che una nostalgia, una postura.

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