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Francia, via libera al suicidio assistito per i malati incurabili

Manifestanti dietro transenne davanti all’Assemblea nazionale francese, con rosari e cartelli vuoti
Piccolo presidio davanti all’Assemblea nazionale francese durante il dibattito sulla legge sul suicidio assistito.

La Francia, dove mercoledì 15 luglio l’Assemblea nazionale ha approvato con 291 voti favorevoli e 241 contrari la legge sul suicidio assistito, arriva a questo passaggio dopo mesi di scontro politico, religioso e culturale, in un Paese che continua a presentarsi come modello di laicità ma che, sotto traccia, registra anche un ritorno della fede cattolica, soprattutto tra i più giovani. È in questo equilibrio irregolare, quasi contraddittorio, che si spiega il peso del voto: da una parte il progetto voluto da Emmanuel Macron, dall’altra le pressioni del mondo ultracattolico e di una destra conservatrice che ha provato fino all’ultimo a fermarlo.

Francia, il ritorno della fede cattolica tra i giovani

La discussione sul fine vita si è accesa mentre in Francia prendeva forma un fenomeno meno visibile ma sempre più osservato: la ripresa della spiritualità cristiana. Secondo la Conferenza episcopale francese, tra i 18 e i 25 anni le richieste di battesimo sarebbero aumentate del 150%, un dato che ha sorpreso anche una parte del dibattito pubblico laico.

Non a caso anche Libération, quotidiano storicamente vicino alla gauche parigina, ha dedicato spazio al tema. Su Le Monde, lo storico Charles Mercier, docente all’Università di Bordeaux, ha spiegato che si tratta di un “ritorno della spiritualità fra i giovani adulti”: in diversi sondaggi, in particolare quello Ifop Nouvelle Vague del 2021, la fede in Dio tra i 18-30 anni sarebbe tornata maggioritaria, cosa che — ha osservato — non accadeva dall’inizio degli anni Ottanta. Eppure proprio dentro questo clima, tra nuova religiosità e società secolarizzata, il Parlamento ha scelto di andare avanti.

Cosa prevede la legge francese sul suicidio assistito

Il testo approvato rende legale il suicidio assistito per le persone maggiorenni con cittadinanza francese affette da una malattia grave e incurabile, tale da mettere in pericolo la vita in una fase avanzata o terminale, e associata a una sofferenza fisica o psicologica costante giudicata insopportabile. Un punto, questo, che ha concentrato molte critiche: la definizione della sofferenza psicologica, hanno fatto notare alcuni oppositori, lascia margini interpretativi non secondari.

Per accedere alla procedura, il paziente deve essere capace di esprimere la propria volontà in modo libero e informato. Se la richiesta viene accolta, scattano due giorni di riflessione; solo allora la persona dovrà autosomministrarsi il farmaco letale, a meno che non sia fisicamente impossibilitata. In quel caso potranno intervenire un medico o un infermiere.

La legge fissa anche i tempi dell’istruttoria: il medico curante ha 15 giorni per decidere, dopo un confronto con almeno un altro specialista della patologia e con un infermiere o assistente che conosca il paziente. Può inoltre consultare psicologi, altri medici già coinvolti nelle cure e persone vicine all’interessato. È prevista una clausola di obiezione di coscienza per operatori sanitari, che però dovranno indicare al paziente altri professionisti disponibili. Non passa invece la richiesta, avanzata da alcune cliniche private e strutture legate a congregazioni religiose, di introdurre una sorta di obiezione collettiva.

L’iter parlamentare e le proteste degli oppositori

L’approvazione non è stata lineare, anzi. Il cammino della legge sul fine vita in Francia è stato rallentato da un confronto duro, segnato da emendamenti, rinvii e da proteste organizzate davanti alla sede della camera bassa del Parlamento da gruppi ultracattolici, che per giorni hanno presidiato l’area con cartelli, rosari e slogan contro il testo.

A complicare tutto è stata soprattutto l’opposizione del Senato, a maggioranza conservatrice, che ha bocciato più versioni del provvedimento e, da ultimo, si è rifiutato di discutere quella arrivata dall’Assemblea. Nel sistema francese, però, il governo può assegnare l’ultima parola ai deputati. È così che il testo è tornato all’Assemblée nationale, dove è passato per pochi voti, con la presidente Yaël Braun-Pivet visibilmente commossa — così hanno riferito diversi media francesi — al momento del via libera.

Ora il provvedimento dovrà affrontare il passaggio davanti al Consiglio costituzionale, su impulso del primo ministro Sébastien Lecornu, prima dell’entrata in vigore definitiva. Resta quindi un ultimo snodo istituzionale. Ma il dato politico è già chiaro.

La situazione in Europa e il confronto con gli altri Paesi

Con questo voto, la Francia si avvicina ai Paesi europei che hanno già regolato, in forme diverse, la morte assistita. I Paesi Bassi sono stati i primi a depenalizzare l’eutanasia nel 2002; poi è arrivato il Belgio, che resta anche l’unico Paese dell’Unione europea in cui la pratica è consentita agli stranieri. La Spagna, nel 2021, ha approvato una legge che disciplina sia l’eutanasia attiva sia il suicidio assistito.

In Germania l’eutanasia attiva resta vietata, ma il suicidio assistito non è punibile in alcune circostanze: il paziente deve essere maggiorenne, capace giuridicamente e agire in modo autonomo. Una sentenza del 2020 ha giudicato incostituzionale il divieto generale, riconoscendo un margine per il diritto a una morte autodeterminata. La Svizzera consente da tempo il suicidio assistito a certe condizioni; il Lussemburgo lo prevede dal 2009, l’Austria dal 2022, il Portogallo dal 2023.

Anche nel Regno Unito il dibattito resta aperto. Un disegno di legge per Inghilterra e Galles è stato bloccato all’inizio dell’anno e dovrebbe tornare in Parlamento a settembre. La Francia, insomma, non è un’eccezione isolata. Ma il suo caso pesa più di altri, perché intreccia laicità repubblicana, ritorno del cattolicesimo e un voto parlamentare che, fino all’ultimo, non era affatto scontato.

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