A circa un mese dal matrimonio, Tommy Paul, tennista statunitense e volto ormai stabile del circuito Atp, ha raccontato da Londra, tra una sessione di allenamento per Wimbledon e l’altra, i dettagli del suo abito da sposo firmato Burberry, spiegando come la maison britannica stia preparando per lui, per la madre e per dieci testimoni una serie di look su misura pensati per l’intero fine settimana delle nozze. Il giocatore, che ha parlato in collegamento video durante la permanenza inglese, ha descritto l’evento come un passaggio “di un altro livello” rispetto alle consuete apparizioni formali del tennis, dove – ha ammesso – “ci si veste eleganti, sì, ma qui è tutta un’altra cosa”.
Tommy Paul e il matrimonio con abiti Burberry su misura
Per Tommy Paul, che ha detto di non indossare spesso completi eleganti, il punto di partenza era un’idea semplice: un tuxedo nero classico, linea tradizionale, poco spazio agli esperimenti. Poi, però, durante i confronti con il team di Burberry, è arrivata la svolta: “Mi piace la cravatta stretta, non sono uno da papillon, ma a un certo punto ci hanno mostrato un doppiopetto che era incredibile, e lì abbiamo capito che dovevamo farlo”. Da quella prova, racconta, è nato il look principale della cerimonia, affiancato da altri due cambi: un abito marrone monopetto in lana per la cena di prova, con pantalone ampio, e un tuxedo con rever sciallato per il ricevimento. L’idea, nelle sue parole, è quella di tenere insieme taglio britannico e dettagli più attuali, con una cura quasi sartoriale per cuciture interne, gemelli e finiture che – ha confidato – “si noteranno anche nelle foto”.
La macchina organizzativa di Burberry tra Londra, New York e Miami
Non c’è soltanto lo sposo al centro dell’operazione. La maison, infatti, sta lavorando anche ai look della madre di Paul e dei suoi dieci groomsmen, sparsi in città diverse, da Los Angeles a Miami, da New York a Londra. Un lavoro logistico non banale, perché le prove devono incastrarsi con viaggi, tornei e calendari sportivi: Paul ha citato, tra gli altri, Frances Tiafoe, raggiunto prima di un match, e Riley Opelka, per cui è stato necessario studiare misure fuori scala, vista la statura vicina ai due metri e dieci. “Mia madre continua a scrivermi”, ha raccontato con un tono più leggero, “non riusciva a credere ai bozzetti che Burberry ha preparato”. Anche i testimoni, ha aggiunto, stanno vivendo il progetto con entusiasmo: per molti di loro sarà la prima volta con un abito di questo livello, e la sensazione, già ora, è che il matrimonio finisca per somigliare a un set molto costruito ma ancora personale, non freddo.
Le regole del matrimonio: black tie e oyster bar voluto da Paige
Sul fronte dell’organizzazione, Paige, la futura moglie, avrebbe avuto un punto fermo fin dall’inizio: un oyster bar, un banco dedicato alle ostriche, descritto da Paul come la sua richiesta non negoziabile. Per il resto, il tennista ha lasciato intendere che molte scelte siano andate nella direzione desiderata dalla compagna, senza attriti veri. C’è però una regola che i due avrebbero deciso insieme quasi subito, e riguarda il dress code black tie: tutti eleganti, nessuno in bianco, atmosfera formale ma non rigida. “Quando vedi tutti vestiti bene, al massimo, si crea qualcosa di bello”, ha spiegato. E poi il senso della giornata, che per lui resta più semplice del contorno: avere “quasi tutte le persone che ami nella stessa stanza”. In quel passaggio, più che l’abito, emerge il tono del momento. Non mondano, semmai raccolto.
Tra proposta di nozze, Wimbledon e lavoro su se stesso
Nel racconto di Tommy Paul il matrimonio finisce inevitabilmente per toccare anche il tennis. Alla domanda su cosa sia stato più difficile tra una proposta di matrimonio e un grande torneo, la risposta è arrivata senza esitazioni: “Più nervoso per la proposta. Quella la fai una volta sola. In uno Slam puoi sempre riprovarci”. È una frase che spiega bene anche il suo modo di stare in campo, dove la fiducia – ha detto – cambia da partita a partita, a volte perfino da scambio a scambio. Quando il rendimento cala, Paul prova a ripetersi che può battere chiunque; quando invece sta bene, preferisce fare il contrario, tacere, non sovraccaricare la testa. “Con il coach parlo molto di tattica, ma dentro di me cerco di tenere tutto calmo”. Lo stesso approccio, ha aggiunto, gli è servito nella crescita professionale: il salto è arrivato quando ha iniziato a investire direttamente nella sua carriera, pagando allenatori e preparazione. Da lì, ha spiegato, ogni giornata di lavoro ha smesso di essere automatica. Ogni ora in palestra, ogni sessione in campo, doveva avere un senso preciso. Ed è forse questo il filo che tiene insieme tutto, Wimbledon, il matrimonio, gli abiti e la disciplina quotidiana: non sprecare il momento quando arriva.








